Emergenza termica in Campania: Salerno e altri dieci hotspot segnalati da Legambiente

Emergenza caldo in Campania: Salerno tra i dieci hotspot termici con punte a 48 gradi. Legambiente mappa aree vulnerabili al surriscaldamento.

Mappa dei dieci hotspot termici in Campania con temperature fino a 48 gradi, evidenziando aree a rischio di surriscaldamento
Mappa dei dieci hotspot termici in Campania con temperature fino a 48 gradi, evidenziando aree a rischio di surriscaldamento

La Campania vive un’ondata di calore estremo, con Salerno tra i dieci hotspot termici regionali segnalati da Legambiente. Le temperature raggiungono punte di 48 gradi, con aree come il Mercato Ortofrutticolo di Afragola che registrano i valori più elevati. L’emergenza termica ha reso evidenti le fragilità del territorio, con contesti urbani e industriali che si riscaldano in modo anomalo e persistente. La mappa dei dieci hotspot termici, realizzata con dati satellitari dal 2015 al 2025, mette in luce luoghi in cui il calore si accumula e si traduce in un impatto concreto sulla vita quotidiana.

Hotspot termici: luoghi a rischio di surriscaldamento

Legambiente ha individuato dieci aree in Campania in cui le temperature del suolo sono sistematicamente più elevate rispetto al contesto circostante. Questi punti, definiti hotspot termici, rappresentano segnali di vulnerabilità climatica e territoriale. Tra i luoghi più caldi si segnala il Mercato San Severino, con 46 gradi, e la zona residenziale di Sant’Antimo, anch’essa a 46 gradi. La mappa, basata su dati satellitari, ha permesso di individuare aree in cui il calore si concentra con maggiore continuità nel tempo.

Le cause del surriscaldamento urbano

Il surriscaldamento in Campania non è casuale, ma legato a condizioni territoriali e sociali specifiche. I dieci hotspot evidenziano che il caldo si accumula in aree con consumo di suolo elevato, scarsità di verde e presenza di superfici artificiali. Nei centri urbani espansi senza pianificazione ecologica, aumentano le superfici che assorbono calore e diminuiscono quelle capaci di smaltirlo. Questo fenomeno, noto come isola di calore urbano, ha conseguenze dirette sulla salute e sulla vivibilità, soprattutto per i cittadini più fragili.

La scarsità di ombreggiamento e la presenza di materiali ad alto assorbimento termico rendono alcuni spazi particolarmente faticosi da attraversare durante le giornate più calde. Ad esempio, la piazza Enrico a Benevento, con 45 gradi, mostra come la mancanza di riparo incida sulla vivibilità e sulla possibilità di sosta e socializzazione. Allo stesso modo, il Corso Vittorio Emanuele ad Avellino, a 44 gradi, rappresenta un punto di aggregazione quotidiana per residenti, studenti e lavoratori, ma richiede interventi di mitigazione basati su alberature e superfici riflettenti.

Strategie per una giustizia climatica

Legambiente ha chiesto alle amministrazioni e alla Regione di promuovere una giustizia climatica, adottando criteri bioclimatici in ogni nuova opera pubblica, creando corridoi ecologici e rifugi climatici di comunità. L’associazione auspica che la Giunta campana si faccia promotrice del primo Piano Sociale regionale per il Clima in Italia, per tutelare i soggetti più vulnerabili. La mappatura dei dieci hotspot termici rappresenta un passo importante per comprendere le fragilità del territorio e per pianificare interventi mirati.

La Campania, con i suoi dieci hotspot termici, mostra come il caldo estremo non sia solo una questione climatica, ma coinvolga direttamente la pianificazione urbanistica, ambientale e sociale. I punti più caldi coincidono spesso con luoghi in cui si concentrano funzioni, traffico, lavoro e produzione, rendendo indispensabile l’adozione di strategie basate su un incremento del verde, dell’ombra, della permeabilità del suolo e degli spazi pubblici fruibili. La giustizia climatica deve diventare una priorità per tutelare chi è più esposto al calore e per migliorare la qualità della vita in un territorio sempre più a rischio di surriscaldamento.