Rifugi climatici a Napoli: dove cercare sollievo nel caldo estremo
In un’estate caldissima, i rifugi climatici di Napoli diventano un’alternativa per chi non può stare a casa. Dove si trovano e come funzionano.

Nel caldo estremo che ha colpito Napoli a luglio 2026, i rifugi climatici diventano una risorsa cruciale per chi non può restare a casa. Circa sessanta spazi, tra parchi, biblioteche e chiese, sono stati individuati come luoghi in cui cercare sollievo durante le giornate più calde. L’orto botanico, con novemila piante, è uno di questi, dove l’aria è più fresca rispetto alle strade vicine. Tuttavia, la realtà non sempre si sposa con le mappe online: alcuni spazi, come il parco Re Ladislao, non sono utilizzati come previsto, nonostante la temperatura possa raggiungere i 33 gradi. La causa di un decesso avvenuto il 24 giugno, in piazza Municipio, non è ancora accertata, ma si ipotizza un malore legato alle alte temperature.
La mappa dei rifugi climatici: un inizio sperimentale
La mappatura dei rifugi climatici a Napoli è nata grazie al lavoro dell’associazione Cleanap e successivamente adottata dal comune in collaborazione con l’università Federico II. La rete è ancora in fase sperimentale e partecipativa. Tra i luoghi individuati, prevalgono parchi, giardini e chiese vicini al centro, mentre sono pochi i luoghi al chiuso e quelli nelle periferie. “È ancora una rete potenziale”, spiega Emiliana Mellone di Cleanap. Per ciascun punto sulla mappa sono riportati orari, accessibilità, servizi e fontanelle vicine. Un questionario permette inoltre di segnalare eventuali problemi.
Non tutti possono seguire le raccomandazioni di restare in casa o in ufficio durante le ore più calde. Chi lavora all’aperto, come agricoltori o operai, o vive in case poco isolate, rimane esposto al caldo. Per anziani soli, famiglie con reddito basso o chi abita in case con molti coinquilini, restare a casa può significare continuare a essere esposti a temperature molto alte. I rifugi climatici, quindi, diventano un’alternativa pubblica per chi non ha accesso a condizionatori o non può spostarsi al fresco.
Un’alternativa per chi non può restare a casa
La distribuzione dei rifugi sul territorio è un aspetto cruciale. Per stabilire se un luogo possa davvero essere considerato un rifugio climatico, bisogna valutare diversi parametri, tra cui le caratteristiche strutturali e microclimatiche, la presenza di sistemi di raffreddamento, l’isolamento termico e la qualità della vegetazione. Conta anche l’accessibilità: lo spazio dev’essere gratuito, dotato di servizi minimi e raggiungibile senza che il tragitto esponga le persone a un ulteriore stress termico. “Misurare la temperatura o gli altri indicatori microclimatici non basta”, sottolinea Carmen Guida, ricercatrice dell’università Federico II. Questi dati devono essere incrociati con quelli sociali: età, reddito, qualità delle abitazioni, presenza di persone senza dimora, accessibilità dei servizi e possibilità di spostarsi. La mancanza di fondi è uno dei motivi per cui molti spazi pubblici, come le biblioteche, restano chiusi ad agosto, uno dei mesi più caldi dell’anno.
La biblioteca Grazia Deledda, nel quartiere periferico di Ponticelli, è un esempio di come i rifugi possano essere utili non solo in estate, ma anche per la comunità. “Già con la riqualificazione del 2020 la biblioteca era stata pensata come uno spazio che potesse essere fresco in estate. Nel 2021 abbiamo fatto installare i condizionatori”, racconta Anna Nasti di Noi@Europe. La biblioteca rimane aperta fino a tardi e diventa un luogo di socialità e studio per bambini e adulti. Tuttavia, la mancanza di risorse limita la sua utilità durante le ondate di calore.
La resistenza delle città non può limitarsi alla mappatura dei rifugi climatici. I rifugi devono essere parte della pianificazione urbanistica ordinaria e l’adattamento deve combinare interventi diversi: tra cui forestazione urbana, riduzione delle superfici impermeabili, isolamento termico degli edifici, servizi sanitari e sociali adeguatamente collegati tra loro, corridoi pedonali e ciclabili, e sistemi di allerta che non funzionino solo online. La mancanza di fondi limita l’efficacia dei rifugi climatici. La distribuzione dei rifugi sul territorio è cruciale per garantire l’accesso a tutti.
