Dna sui pedali: ipotesi di scambio con il cucchiaino nel caso Garlasco

Nuove verifiche sulla provenienza del Dna trovato sui pedali di Alberto Stasi nel caso Garlasco.

Dna sui pedali: ipotesi di scambio con il cucchiaino nel caso Garlasco
Dna sui pedali: ipotesi di scambio con il cucchiaino nel caso Garlasco

Il caso Garlasco, che vede al centro un omicidio avvenuto il 13 agosto 2007, torna sotto la lente degli inquirenti per un nuovo elemento emerso durante le verifiche della Procura di Pavia. Il focus è posto sul Dna trovato sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, accusato di aver ucciso Chiara Poggi. Secondo quanto emerso, il campione genetico inizialmente riconducibile a Chiara Poggi potrebbe in realtà provenire da un cucchiaino rinvenuto nell’abitazione della vittima. L’ipotesi di uno scambio di provette tra i due campioni è al momento un’ipotesi da verificare, non una conclusione accertata.

Le analisi del 19 settembre 2007

Il 19 settembre 2007, poco dopo le 15, le prime analisi sul campione identificato con la sigla «bu_p» avevano restituito un tracciato genetico parziale, non sufficiente per attribuirlo con certezza a una persona. Nei commenti associati al file compariva anche il termine «evaporato», riferito al profilo individuato. Successivamente, dopo ulteriori approfondimenti, alle 18.37 sarebbe emersa la corrispondenza con il Dna di Chiara Poggi. È proprio questo passaggio a essere oggetto delle verifiche della Procura, che vuole comprendere come sia stato possibile ottenere risultati tanto diversi a poche ore di distanza.

Il ruolo di Alberto Marino e la sigla «Port»

Durante gli accertamenti, il capitano del Ris Alberto Marino, che all’epoca si occupava delle analisi biologiche, avrebbe riferito di non ricordare con precisione diversi passaggi. Ha spiegato che il campione sarebbe stato sottoposto a una nuova amplificazione per migliorarne il risultato e ha indicato come presumibile responsabile del caricamento dei dati un altro operatore del Ris, identificato con la sigla «Port». L’ipotesi di un errore nella gestione dei campioni è al momento al centro delle indagini, ma non è ancora confermata.

Secondo l’ipotesi investigativa, il Dna attribuito a Chiara Poggi sui pedali potrebbe in realtà essere riconducibile al cucchiaino utilizzato dalla vittima per la colazione e repertato nell’abitazione. A rendere meritevole di approfondimento questa possibilità sarebbe anche la coincidenza tra le quantità di materiale genetico rilevate nei due campioni, espresse in centesimi di nanogrammi per microlitro. Nel corso dell’audizione del 10 settembre, il procuratore aggiunto Stefano Civardi avrebbe evidenziato le incongruenze riscontrate nella documentazione e la necessità di verificare la sequenza delle operazioni.

Tra gli elementi da chiarire c’è anche la comunicazione del risultato positivo: secondo quanto ricostruito, la relazione destinata alla pm dell’epoca, Rosa Muscio, sarebbe stata trasmessa il 24 settembre, cinque giorni dopo l’analisi. Nel frattempo sarebbero stati registrati due esiti negativi, che non sarebbero confluiti negli atti messi a disposizione delle parti. Marino avrebbe riferito di aver comunicato il risultato positivo, presumibilmente, all’allora comandante del Ris Luciano Garofano, il cui ruolo nelle indagini storiche è a sua volta oggetto di approfondimento.

Nel filone che riguarda la gestione delle indagini del 2007 sono finite sotto esame anche alcune comunicazioni interne del Ris. In una mail del febbraio 2009, quando era iniziato il processo con rito abbreviato ad Alberto Stasi, Garofano interveniva sulle controdeduzioni relative a diversi elementi probatori, tra cui le macchie di sangue, la ricostruzione della camminata e le scarpe. Riferendosi a queste ultime, l’ex comandante scriveva che si erano già dimostrate pulite e aggiungeva: «A noi basta una scarpa e comunque non siamo tenuti ad essere più di tanto specifici». Anche questo scambio di messaggi viene esaminato nel quadro degli accertamenti sulle modalità con cui furono raccolti, analizzati e valutati gli elementi scientifici nel corso delle prime indagini.

Le nuove verifiche sul Dna dei pedali si inseriscono in un quadro investigativo più ampio, che comprende anche l’esame della gestione e della conservazione dei reperti. La Procura di Pavia sta cercando di ricostruire eventuali anomalie nelle procedure seguite all’epoca, distinguendo le ipotesi investigative dagli elementi effettivamente dimostrati. Il caso resta legato all’omicidio di Chiara Poggi, uccisa nella sua abitazione di Garlasco il 13 agosto 2007. Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva per il delitto, mentre le nuove indagini si sono concentrate su Andrea Sempio, per il quale la Procura ha chiuso le indagini contestandogli l’omicidio.