Coste pugliesi in crisi: Bari al secondo posto in Italia per eventi meteo estremi
Bari è la seconda città italiana per eventi meteo estremi, con 44 episodi dal 2010. Legambiente lancia allarme su erosione e allagamenti.

Coste pugliesi in crisi: Bari al secondo posto in Italia per eventi meteo estremi
Le coste pugliesi si trovano in una situazione di emergenza ambientale senza precedenti, con Bari che si colloca al secondo posto in Italia per numero di eventi meteo estremi. Secondo il rapporto ‘Spiagge 2026’ di Legambiente, la regione ha registrato 136 emergenze dal 2010, con un aumento esponenziale negli ultimi anni. L’allagamento e l’erosione sono i fenomeni più frequenti, con un incremento del 550% delle mareggiate negli ultimi cinque anni.
La Puglia non può continuare a rincorrere le emergenze ha sottolineato Daniela Salzedo, presidente di Legambiente Puglia, richiamando l’urgenza di un piano regionale di adattamento delle coste. L’associazione ambientalista ha chiesto di abbandonare la logica degli interventi tampone e della cementificazione difensiva, privilegiando soluzioni basate sulla natura. L’obiettivo è creare un modello sostenibile che tenga conto della tutela ambientale, dell’accessibilità e della qualità dei servizi.
Un’emergenza climatica che colpisce il Mezzogiorno
Il Mezzogiorno d’Italia risulta l’area geografica più duramente colpita da eventi meteo estremi, con la Puglia che si colloca al secondo posto in Italia per numero di episodi. Dal 2010 al 2026, la regione ha registrato 136 emergenze, con il 14,1% della costa bassa interessata da processi erosivi. Questo fenomeno, noto come ‘coastal squeeze’, è causato da un’antropizzazione aggressiva dei litorali che blocca la naturale arretrata delle spiagge. La gestione del monitoraggio delle acque è un problema critico ha sottolineato Legambiente, segnalando che nel 2025 quasi 20 chilometri di costa bassa pugliese sono rimasti esclusi dal monitoraggio ordinario delle acque di balneazione. Questo crea un rischio concreto di inquinamento batterico e di relegare le spiagge libere in aree marginali.
Un piano di adattamento e un tavolo permanente per salvare il litorale
Legambiente Puglia ha avanzato la richiesta di un piano regionale di adattamento delle coste, dotato di risorse certe e coordinato con la pianificazione paesaggistica, urbanistica e di bacino. L’obiettivo è la prevenzione, attraverso la ricostruzione delle dune, la tutela delle zone umide e la rinaturalizzazione delle foci. L’associazione ha anche chiesto di istituire un tavolo permanente di confronto tra Comuni costieri, operatori balneari, associazioni ambientaliste e enti di ricerca. La contrapposizione tra mare libero e sviluppo turistico è sbagliata ha precisato Salzedo, sottolineando che una costa tutelata, accessibile e ben gestita rappresenta la principale risorsa del turismo pugliese. Occorre garantire i diritti dei cittadini e accompagnare gli operatori verso un modello più sostenibile, fondato sulla qualità dei servizi, sulla destagionalizzazione e sul rispetto del paesaggio.
Modelli di resilienza in Puglia: il Salento come esempio virtuoso
Nonostante le criticità, la Puglia dimostra di possedere già competenze e esperienze positive per indicare una via d’uscita. Il Salento, in particolare, è stato citato come un modello di resilienza. Un esempio virtuoso è rappresentato dal piano di gestione del Parco regionale Isola di Sant’Andrea e Litorale di Punta Pizzo, dove interventi di stabilizzazione e creazione di percorsi ciclabili stanno contribuendo alla ricostituzione spontanea del sistema dunale. Proteggere la costa significa proteggere le comunità, il turismo e l’economia regionale ha concluso Salzedo, sottolineando l’importanza di un confronto serio e permanente per costruire un modello sostenibile che tenga insieme mare libero, tutela ambientale e sviluppo turistico. La Puglia deve smettere di inseguire le emergenze e cominciare a programmare il futuro delle proprie coste.
