La Cassazione conferma la condanna a 30 anni per Veronica Panarello
La Cassazione conferma la condanna a 30 anni per Veronica Panarello per omicidio e occultamento del cadavere.

La Cassazione conferma la condanna a 30 anni per Veronica Panarello
La Cassazione ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione per Veronica Panarello, accusata dell’omicidio del figlio Loris Stival. La decisione è stata presa dalla prima sezione penale presieduta da Adriano Iasillo, che ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa. La sentenza, che chiude un lungo iter giudiziario, conferma la condanna emessa nel 2016 e confermata in appello nel 2018. La donna, detenuta a Torino, dovrà scontare la pena per l’omicidio del figlio.
Le motivazioni del processo
Il pubblico ministero Roberta Barberini ha sottolineato l’assenza di resipiscenza da parte di Veronica Panarello, nonostante le circostanze attenutanti richieste. Secondo le motivazioni, non esiste un nesso tra i tratti istrionici e narcisistici della personalità della donna e il delitto. Il pg ha anche sottolineato che la chiamata in correità del suocero Andrea Stival era un tentativo di manipolazione. Inoltre, la tesi difensiva che il delitto fosse commesso d’impeto è ritenuta non rilevante, mentre è rilevante l’elemento soggettivo del reato.
La difesa ha tentato di far valere la mancanza di intenzione criminosa, ma i giudici hanno respinto questa tesi.
Veronica Panarello ha fornito diverse versioni dei fatti nel corso del processo. Il 29 novembre 2014, denunciò la scomparsa del figlio Loris, otto anni, raccontando di averlo accompagnato a scuola e di non averlo più visto all’uscita. Tuttavia, nessuno ricordava di averlo visto entrare a scuola. I carabinieri iniziarono le ricerche e il corpo del bambino fu trovato poco prima di sera in fondo a un canalone. I filmati delle telecamere di videosorveglianza rivelarono incongruenze nel racconto della donna, che fu arrestata il 8 dicembre e sottoposta a interrogatorio di oltre sei ore.
Veronica continuò a negare di aver ucciso il figlio, ma a novembre 2015, un anno dopo la morte, stravolse la sua versione. Disse che il delitto era stato commesso dal suocero Andrea Stival, con cui era in relazione sentimentale. La donna affermò che il bambino aveva scoperto la relazione e lo aveva ucciso strangolando con un cavo. Andrea Stival fu indagato, ma la sua posizione fu archiviata. Intanto, per Veronica si aprì un altro procedimento per calunnia, che prenderà il via il 26 novembre.
Le versioni di Veronica Panarello sono state considerate non credibili dai giudici.
Il 17 ottobre 2016, il gup di Ragusa condannò Veronica Panarello a 30 anni di carcere per omicidio e occultamento del cadavere. La sentenza fu confermata il 5 luglio 2018 in appello. I giudici della Corte d’Assise d’Appello hanno sottolineato che la donna ha agito “scientemente e lucidamente” per sopprimere la vita del figlio, senza esitazioni. Inoltre, è stata rilevata l’assenza di ravvedimento e l’omissione di atti di soccorso. La donna ha anche tentato di eliminare le tracce del delitto, occultando il cadavere e simulando una violenza sessuale per depistare le indagini.
La Cassazione ha ritenuto che le motivazioni del processo siano state corrette e che non ci siano elementi per modificare la condanna.
La donna, detenuta a Torino, dovrà scontare la pena per l’omicidio del figlio Loris Stival.
