Cassazione annulla sentenza di appello su omicidio Willy, ridiscussa pena per fratelli Bianchi
Cassazione boccia attenuanti per fratelli Bianchi che uccisero Willy a Colleferro, ridiscussa condanna

La Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza della Corte d’assise d’appello di Roma che aveva concesso alle attenuanti generiche ai fratelli Marco e Gabriele Bianchi, riducendo la pena da ergastolo a 24 anni di carcere. La Suprema Corte ha evidenziato un’analisi carente e contraddittoria, che ha portato a una decisione non congruente con i fatti. I due imputati, accusati di aver ucciso a Colleferro il ventunenne Willy Monteiro Duarte nel settembre 2020, rischiano nuovamente l’ergastolo.
La condanna iniziale e le motivazioni
La Corte d’assise di Frosinone, il 4 luglio 2022, aveva condannato i fratelli Bianchi al carcere a vita, negando le attenuanti generiche. I giudici avevano sottolineato le «plurime lesioni cagionate all’inerme e sconosciuta vittima» e il profilo dei due imputati, «gravati da carichi pendenti per reati inerenti a violenza, condannati per spaccio di sostante stupefacenti, noti nel loro contesto come picchiatori, parte della chat “La gang dello scrocchio”, dotati di personalità allarmante». L’atteggiamento dei due dopo il delitto, che includeva un comportamento privo di qualsiasi revisione critica del loro operato, era stato considerato un ulteriore elemento di gravità.
La decisione di appello e la contestazione
La Corte d’assise d’appello di Roma aveva riconosciuto alle attenuanti generiche, basandosi sul «dolo eventuale» e non sul «dolo intenzionale» degli imputati. Tuttavia, la Cassazione ha sottolineato che i giudici dell’appello non avevano considerato il contesto complesso del delitto, che includeva un’aggressione micidiale e un comportamento concorsuale. La Suprema Corte ha anche evidenziato la mancanza di una motivazione chiara per l’attribuzione dell’attenuante legata all’«estraneità al contrasto iniziale», nonostante il «carattere concorsuale della condotta» e i tempi del delitto.
La Cassazione ha ritenuto che l’analisi effettuata in appello fosse contraddittoria e non sufficientemente approfondita. Un particolare, incluso nelle centosette pagine di motivazioni, ha sottolineato come il «futile motivo dell’aggressione» non fosse stato adeguatamente evidenziato. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza di appello, richiedendo una ridiscussione della pena.
La notte del delitto e i fatti iniziali
La notte tra il 5 e il 6 settembre 2020, Willy Monteiro Duarte, dopo il lavoro, aveva raggiunto degli amici in un locale a Colleferro. Lì, un ammiccamento e un bacio mandato alla fidanzata di un altro ragazzo avevano scatenato una rissa. I fratelli Bianchi, lottatori professionisti di MMA e noti per una lunga serie di guai giudiziari per droga e aggressioni, erano stati chiamati a intervenire a difesa degli amici. Willy, però, non c’entra proprio nulla con la faccenda. Ma quel ragazzo a terra, picchiato dal branco, lo conosceva bene.
Marco e Gabriele Bianchi, insieme a Mario Pincarelli e Francesco Belleggia, lo hanno ammazzato con un susseguirsi di pugni e calci alla testa, al collo, al torace e all’addome. L’aggressione è continuata anche mentre Willy era a terra, privo di sensi. Il delitto, come ha sottolineato la Corte d’assise di Frosinone, è stato caratterizzato da «micidiali modalità» e da un comportamento che ha dimostrato un totale mancato rimorso.
La Cassazione ha quindi annullato la sentenza di appello, richiedendo una ridiscussione della pena. I fratelli Bianchi, che avevano già subìto una condanna a vita, rischiano nuovamente l’ergastolo. La decisione della Suprema Corte ha evidenziato una mancanza di approfondimento nella valutazione delle attenuanti, che ha portato a una riduzione non giustificata della pena.
