Caffè moderato associato a minor rischio di demenza, ma non prova di prevenzione
Consumo di due o tre caffè al giorno potrebbe ridurre rischio di demenza, ma non è prova di prevenzione.
Un consumo moderato di caffè, intorno alle due o tre tazzine al giorno, potrebbe essere associato a un rischio ridotto di demenza e a una migliore conservazione delle capacità cognitive durante l’invecchiamento, secondo uno studio pubblicato il 7 novembre 2026 da StartNews. La ricerca, condotta su adulti statunitensi seguiti per periodi che in alcuni casi hanno raggiunto i 43 anni, ha evidenziato una relazione favorevole tra consumo di caffè con caffeina e salute cerebrale, senza però dimostrare una causa diretta tra la bevanda e la riduzione del rischio.
Consumo moderato e riduzione del rischio
Nel gruppo di persone che bevevano due o tre tazzine di caffè al giorno, sono stati registrati 141 casi di demenza all’anno ogni 100.000 persone, rispetto a 330 casi nel gruppo con consumi bassi o assenti. La demenza, che include diverse patologie come la malattia di Alzheimer, si accompagna a un progressivo deterioramento delle capacità cognitive. I dati suggeriscono un’associazione interessante, ma non una prova di prevenzione. Non è possibile stabilire quale componente del caffè possa essere collegata ai risultati.
La caffeina e i benefici osservati
La ricerca ha anche analizzato il declino cognitivo soggettivo, ovvero la percezione di un peggioramento della memoria o delle capacità di concentrazione. Tra i partecipanti che consumavano maggiori quantità di caffè con caffeina, il 7,8% ha riferito difficoltà cognitive, rispetto al 9,5% delle persone che bevevano poco caffè o non lo consumavano affatto. Questi dati devono essere interpretati con attenzione. La caffeina, che agisce sul sistema nervoso centrale, potrebbe contribuire a migliorare l’attenzione e la vigilanza, ma non è ancora dimostrato che possieda proprietà protettive a lungo termine.
Lo studio ha anche osservato un’associazione positiva tra consumo di tè e salute cerebrale, ma non ha distinto il tè contenente caffeina da quello senza. Non è quindi possibile stabilire se la componente attiva sia la caffeina o un altro elemento presente nella bevanda. Inoltre, il caffè decaffeinato non ha mostrato le stesse associazioni positive del caffè tradizionale, aprendo nuove domande sul ruolo della caffeina nel processo.
Altri fattori influenzano la salute cerebrale
La salute del cervello dipende da numerosi fattori, tra cui età, attività fisica, alimentazione, qualità del sonno e condizioni cardiovascolari. Il consumo moderato di caffè con caffeina e di tè risulta associato a indicatori cognitivi più favorevoli, ma non può essere considerato un trattamento né una strategia preventiva scientificamente dimostrata contro la demenza. Il caffè può rientrare nelle normali abitudini quotidiane di chi lo tollera, senza però attribuirgli proprietà terapeutiche non provate. La ricerca non offre quindi una ragione per bere più caffè nella convinzione di ottenere una maggiore protezione. Saranno necessari ulteriori studi per chiarire i meccanismi biologici eventualmente coinvolti. La salute cerebrale rimane un tema complesso, in cui diversi aspetti dello stile di vita giocano un ruolo cruciale.
