Bossetti ritratto come un mostro, Salvagni: killer mancino e video di Marita
L’avvocato di Bossetti accusa la Procura di aver creato un’immagine distorta del presunto killer, con un video che lo ritrae come un mostro.

Il processo per l’omicidio di Yara Gambirasio, avvenuto a Mapello nel 2016, ha visto l’avvocato Claudio Salvagni accusare la Procura di aver creato un’immagine distorta del presunto killer, Massimo Bossetti, attraverso un video che lo ritrae come un “mostro”. Salvagni ha sottolineato come il filmato, realizzato in accordo con la Procura, fosse stato confezionato come un “pacchetto dono” per tranquillizzare la gente e “dare in pasto un mostro”. L’avvocato ha espresso un forte disappunto per la strategia utilizzata, che, a suo avviso, ha condizionato l’opinione pubblica e ha contribuito a creare un’immagine negativa del suo cliente.
Un video che condiziona l’opinione pubblica
Salvagni ha spiegato che il video, diffuso alla stampa, ha dato l’idea di un “predatore” e ha suscitato una reazione di nausea. L’avvocato ha sottolineato come il filmato fosse stato realizzato in modo da “condizionare la gente che doveva essere tranquillizzata”, con l’obiettivo di presentare Bossetti come un “pedofilo” e un “mentitore seriale”. Questa strategia, a suo avviso, ha danneggiato la difesa e ha reso più difficile per il processo fornire una ricostruzione attendibile degli eventi.
Il video è stato visto come un mezzo per manipolare la percezione del pubblico. Salvagni ha anche contestato la parte civile, accusandola di aver “fatto il lavoro sporco” con le lettere hard rese note durante il processo. L’avvocato ha sottolineato come queste lettere fossero state utilizzate per indebolire la posizione di Bossetti, con un “colpo basso” che ha danneggiato la sua difesa.
Accuse contro investigatori e testimoni
Salvagni ha anche criticato l’azione degli investigatori e dei testimoni, accusandoli di aver usato “colpi bassi” per indebolire la posizione di Bossetti. Tra i colpi bassi menzionati, ci sono l’acquisizione delle lettere tra Bossetti e la detenuta Gina, nonché l’uso del video del furgone, che ha contribuito a creare un’immagine distorta del presunto killer. L’avvocato ha anche accusato il colonnello Lorusso e i Ros di Brescia di aver dato dichiarazioni false in aula, mettendo in dubbio la veridicità delle prove presentate.
Le dichiarazioni false hanno messo in discussione la credibilità delle prove. Salvagni ha inoltre parlato dell’autopsia, sottolineando che alcune ferite sulla mandibola della vittima potrebbero indicare che il killer fosse mancino. Questo elemento, a suo avviso, ha ulteriore importanza per la ricostruzione del delitto. L’avvocato ha ribadito la sua tesi, affermando che il processo è basato su “ricostruzioni che non hanno riscontro sulle carte” e che non si è riusciti a fornire una ricostruzione attendibile degli eventi.
Dopo le arringhe dei difensori, Massimo Bossetti ha espresso l’intenzione di chiedere nuovamente la parola per l’ultima fase del processo. L’imputato, che ha sempre sostenuto la sua totale estraneità all’accusa di aver ucciso Yara Gambirasio, farà sentire ancora la sua voce per ribadire la sua innocenza. L’udienza di venerdì 27 maggio è stata caratterizzata da un’attenzione particolare da parte dei legali di Bossetti, che hanno seguito con attenzione ogni sviluppo del dibattimento.
La moglie di Bossetti, Marita Comi, ha partecipato all’udienza a bordo di una Porsche Panamera, mentre la madre, Ester Arzuffi, non si è presentata per motivi di salute. L’avvocato Salvagni ha iniziato il dibattimento ricordando il primo pensiero della difesa, che era stato per la vittima e per la sua famiglia. L’avvocato ha anche sottolineato come il processo fosse stato condotto in modo incoerente, con un’attenzione eccessiva alle “anomalie” e una mancanza di certezze.
