Accesso al DNA di Yara Gambirasio per la difesa di Massimo Bossetti
Tribunale di Bergamo concede accesso al DNA di Yara Gambirasio a difesa di Bossetti, dopo sei anni di attesa.
Il Tribunale di Bergamo ha reso esecutiva un’ordinanza della Corte d’Assise risalente al novembre 2019, permettendo alla difesa di Massimo Bossetti l’accesso al profilo genetico della vittima e a circa 25mila campioni raccolti per identificare l’allora “Ignoto 1”. La decisione, dopo sei anni di attesa, apre la strada a una futura richiesta di revisione del processo, che potrebbe mettere in discussione la condanna per omicidio di Yara Gambirasio. La decisione è stata resa nota il 17 giugno 2025, e impone alla polizia giudiziaria di acquisire entro 30 giorni una serie di materiali conservati presso il RIS di Parma e la Polizia Scientifica lombarda.
Materiali nuovi e rilevanti per la difesa
I materiali concessi al processo includono il DVD con le fotografie ad alta risoluzione dei reperti, tutti i tracciati elettroforetici relativi al DNA della vittima e dei campioni raccolti nel corso delle indagini, e i risultati delle analisi genetiche – anche anonime – su supporto cartaceo o digitale. Si tratta di documenti mai acquisiti al fascicolo dibattimentale, ma che il Tribunale stesso riconosce come potenzialmente nuovi e rilevanti ai fini probatori. La difesa, guidata dagli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, si concentrerà soprattutto sugli slip e i leggings di Yara, alla ricerca di dettagli invisibili a occhio nudo e su cui è stata rilevata la controversa traccia genetica “31G20”.
Il genetista Marzio Capra analizzerà anche gli elettroferogrammi relativi a migliaia di profili maschili per individuare eventuali anomalie o elementi trascurati. Secondo i legali, i nuovi dati potrebbero rimettere in discussione la prova ritenuta centrale per la condanna. La difesa spera che l’accesso al DNA e ai campioni possa portare a una revisione del processo, che potrebbe modificare il verdetto di colpevolezza.
Un passo verso l’innocenza di Massimo Bossetti
“Dopo sei anni siamo finalmente nelle condizioni di cominciare a lavorare seriamente sulla documentazione – dichiara l’avvocato Salvagni –. È il primo vero passo verso la richiesta di revisione e, ci auguriamo, verso l’innocenza di Massimo Bossetti”. La difesa spera che l’accesso al DNA e ai campioni possa portare a una revisione del processo, che potrebbe modificare il verdetto di colpevolezza.
Yara Gambirasio, una 13enne, scomparve il 26 novembre 2010 a Brembate di Sopra. Il suo corpo senza vita fu ritrovato tre mesi dopo in un campo a Chignolo d’Isola. Il muratore Massimo Bossetti, all’epoca 43enne, fu condannato in primo e secondo grado all’ergastolo. La Cassazione ha confermato i due gradi di giudizio. Tuttavia, i suoi legali non si danno per vinti e continuano a cercare prove che possano modificare il verdetto. L’accesso al DNA potrebbe rappresentare un’opportunità per rivedere il caso e per mettere in discussione le prove che hanno portato alla condanna.
