Cattolici per la vita della Valle: il dissenso non è un problema di ordine pubblico

Cattolici per la vita della Valle chiedono di non trasformare il dissenso contro la Tav in un problema di ordine pubblico.

Cittadini della Valle di Susa protestano contro la Tav, chiedendo di non ridurre il dissenso a un problema di sicurezza
Cittadini della Valle di Susa protestano contro la Tav, chiedendo di non ridurre il dissenso a un problema di sicurezza

Il gruppo Cattolici per la vita della Valle ha pubblicato una lettera aperta sul sito del Centro Studi Sereno Regis, in risposta ai fatti accaduti in Val di Susa con l’assalto ai cantieri per la realizzazione della Tav. La lettera, intitolata “Non trasformiamo il dissenso in un problema di ordine pubblico”, sottolinea l’importanza di non delegittimare le proteste e di ascoltare le ragioni di chi contesta l’opera. I fatti avvenuti il 25 luglio 2026 hanno suscitato una riflessione profonda sul ruolo della democrazia e sulle conseguenze di una gestione conflittuale non democratica.

Democrazia e sicurezza: un equilibrio da trovare

Ogni atto di violenza va perseguito secondo la legge, ma una democrazia commette un errore quando riduce un conflitto politico e sociale esclusivamente alla lente della sicurezza. La lettera sottolinea che, da anni, ogni episodio di tensione diventa l’occasione per riportare al centro il tema dell’ordine pubblico, mentre le domande che il movimento No Tav continua a porre restano sullo sfondo. La democrazia vive del conflitto, in forme di partecipazione, di confronto, di mobilitazione sociale. È in questo spazio che si collocano le manifestazioni, i presìdi, le iniziative dei comitati e di migliaia di cittadini che hanno scelto di opporsi a un’infrastruttura ritenuta inutile, devastante, economicamente insostenibile, fuori tempo e sproporzionata rispetto ai benefici attesi.

La Tav e le sue conseguenze: un dibattito non risolto

La lettera ricorda che la strategia dell’invasione dei cantieri, su cui non tutti i NO TAV concordano, è il frutto di decenni di sopraffazione e una risposta prevedibile in un conflitto gestito male fin dai suoi inizi. La questione di fondo resta aperta. In un tempo segnato dalla crisi climatica e dalla necessità di trasformare il modello di sviluppo, è legittimo chiedersi quali infrastrutture siano davvero prioritarie, quale sia il loro impatto ambientale e sociale, come vengano impiegate le risorse pubbliche e quale ruolo abbiano le comunità interessate nelle decisioni che le riguardano. Le domande non possono essere archiviate, perché si sono verificati episodi violenti.

La difesa dell’ambiente e del bene comune non appartiene a una parte politica. È un interesse generale, riconosciuto dalla Costituzione, che richiede valutazioni trasparenti, partecipazione democratica e la capacità di misurare le opere pubbliche non soltanto sulla loro fattibilità tecnica, ma anche sulla loro sostenibilità ecologica, economica e sociale. Quando il dissenso viene tradotto in una questione di ordine pubblico, la politica rinuncia al proprio compito. Smette di discutere, di convincere, di costruire consenso e delega la gestione dei conflitti agli apparati della sicurezza.

Un’alternativa alla logica di crescita senza limiti

La lettera sottolinea che i fatti degli ultimi anni, caratterizzati da guerre devastanti, dal genocidio, dalla corsa al riarmo, da eventi climatici estremi, da migrazioni forzate, hanno contribuito a rafforzare le ragioni della contrarietà alla “Grande Opera Inutile”, ma anche a tutte le altre Grandi Opere Inutili che hanno devastato e potranno ancora devastare il nostro Paese. La logica di crescita senza limiti non è più sostenibile. È indispensabile ripensare il concetto di Grandi Opere, di consumo di suolo, in questo tempo che sta correndo verso il disastro ambientale, e rivedere l’ideologia dello sviluppo a tutti i costi.

Da oltre trent’anni le ragioni di critica e di opposizione sono sempre le stesse: la Torino-Lione è inutile, è costosissima, è devastante per l’ambiente, è un’opera vecchia, superata dai tempi e dalla storia, la cantierizzazione produrrà polveri sottili e movimenterà sostanze inquinanti e insalubri. Ed è certificata la sottrazione di enormi quantità di acqua dalla montagna e all’ambiente naturale, spreco dimostrato fin dal 2008 dalle decine di litri al secondo drenate ogni giorno dalle gallerie di servizio già realizzate. Le ingiustizie trasportistiche, economiche, climatiche, ambientali e sociali devono essere ascoltate e risolte.