Agenti penitenziari fuori servizio salvano bambina intrappolata in auto a Padova

Agenti penitenziari salvano bambina intrappolata in auto a Padova, riconoscimenti richiesti

Agenti penitenziari salvano bambina intrappolata in auto a Padova, con urla della mamma
Agenti penitenziari salvano bambina intrappolata in auto a Padova, con urla della mamma

La giornata di sabato 2 agosto ha visto un episodio drammatico ma positivo a Padova, dove tre agenti della polizia penitenziaria, liberi dal servizio, hanno salvato una bambina intrappolata in auto sotto il sole rovente. L’incidente è avvenuto in via Armistizio, dove la piccola era rimasta accidentalmente chiusa sul seggiolino posteriore della vettura. La madre, allertata dalle urla disperate della figlia, ha chiamato immediatamente i soccorsi, ma i poliziotti, sentendo l’appello, hanno deciso di agire senza attendere l’arrivo dei vigili del fuoco, temendo le alte temperature all’interno dell’auto.

Nonostante fossero fuori servizio, i tre agenti hanno agito con prontezza e professionalità, individuando il punto più sicuro per intervenire. Hanno rotto il finestrino del lato del guidatore e aperto le portiere per liberare la piccola, restituendola alle braccia della madre. La bambina, pur essendo rimasta chiusa per un periodo, non ha riportato conseguenze fisiche gravi. L’intero episodio ha dimostrato come la professionalità e il senso del dovere siano presenti anche quando i poliziotti non sono in servizio.

Un servizio che non ha confini

«Questo episodio dimostra ancora una volta che i Baschi Azzurri sono servitori dello Stato ventiquattr’ore su ventiquattro», ha affermato Giovanni Vona, Segretario Nazionale del SAPPE per il Triveneto. La prontezza e la professionalità dimostrate dai poliziotti sono un esempio di dedizione e senso del dovere. «Anche quando sono liberi dal servizio, i poliziotti penitenziari non esitano a mettere a disposizione professionalità, equilibrio e coraggio per tutelare la vita delle persone. È una testimonianza concreta dello spirito di servizio che anima il Corpo e che troppo spesso passa sotto silenzio.

Il Segretario Generale del SAPPE, Donato Capece, ha espresso «il più vivo apprezzamento per la prontezza, la professionalità e lo straordinario senso del dovere dimostrati dai colleghi, che hanno saputo assumere una decisione difficile ma necessaria, salvaguardando l’incolumità della bambina». La dedizione e il sacrificio dei poliziotti sono un valore riconosciuto e meritano riconoscimenti istituzionali. «Questa vicenda», ha aggiunto, «ricorda a tutti che la Polizia Penitenziaria non è impegnata soltanto nelle carceri, dove ogni giorno garantisce sicurezza e legalità in condizioni spesso estremamente difficili, ma rappresenta un presidio dello Stato anche fuori servizio. È indispensabile che il Governo e l’Amministrazione continuino a investire sul Corpo, valorizzandone il ruolo e riconoscendo concretamente il sacrificio e la dedizione di donne e uomini che intervengono ogni giorno, spesso lontano dai riflettori, per proteggere i cittadini.

Riconoscimenti richiesti

Il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, ha espresso il proprio apprezzamento per l’intervento dei poliziotti, affermando che «la Polizia Penitenziaria svolge ogni giorno un compito fondamentale, spesso poco conosciuto. Nelle nostre carceri garantisce legalità, sicurezza e rispetto delle istituzioni in condizioni spesso complesse. Episodi come questo, tuttavia, dimostrano che il senso di appartenenza al Corpo e lo spirito di servizio non conoscono orari né confini. Chi indossa una divisa non la toglie mai, anche quando è in borghese, perché quell’uniforme non rappresenta solo un abito, ma un modo di vivere. Con il caldo di questi giorni – aggiunge Stefani – la bimba ha rischiato la vita, nonostante la mamma fosse subito corsa a chiedere aiuto; fortunatamente ha trovato sulla sua strada tre angeli e potrà dimenticare presto la brutta esperienza – conclude – Il Veneto è fiero della sua Polizia Penitenziaria: un presidio indispensabile dello Stato, composto da donne e uomini che ogni giorno operano con competenza, sacrificio e umanità, spesso lontano dai riflettori, ma sempre vicini ai cittadini.

La vicenda ha suscitato un forte apprezzamento da parte della comunità e delle istituzioni, con richieste formali di riconoscimenti per i poliziotti protagonisti. L’episodio rappresenta un esempio concreto del ruolo sociale e umanitario svolto dai membri della Polizia Penitenziaria, anche al di fuori del loro servizio quotidiano.