Mosca perde il controllo dei vicini: il divide et impera non funziona più
Il declino del potere russo nei confronti dei vicini. Kazakhstan e Uzbekistan si emancipano, mentre l’America e l’Europa avanzano.

La Russia, sotto la leadership di Vladimir Putin, sta perdendo il controllo dei suoi vicini, un fenomeno che segna un cambiamento radicale nel rapporto geopolitico dell’area. Il divide et impera, una strategia tradizionale per mantenere il potere, non funziona più. Il Kazakhstan, con il presidente Tokayev, ha iniziato a prendere decisioni autonomamente, mentre l’Uzbekistan si distacca dal Cremlino. Questo scenario si verifica nel contesto di una guerra in Ucraina che ha esaurito le risorse russe e ha ridotto la capacità di proiezione politica e economica del paese.
Il declino del potere russo nei confronti dei vicini
Il Kazakhstan, con il presidente Tokayev, ha iniziato a fare scelte strategiche che non seguono più le direttive di Mosca. Durante un incontro a Omsk, Tokayev ha chiesto a Putin di congelare la linea del fronte ucraino e di tornare a negoziare sulla base di quanto già fatto a Istanbul. Questo segnale di autonomia è stato accolto con preoccupazione a Mosca, dove si teme che il paese possa perdere il controllo su una regione che un tempo era parte integrante del blocco sovietico.
Il Kazakhstan ha iniziato a prendere decisioni strategiche autonomamente, mettendo in discussione il potere russo.
Un’alleanza turcofona in crescita
Il Kazakhstan e l’Uzbekistan, entrambi turcofoni, hanno siglato accordi commerciali e regionali per milioni di dollari, prefigurando una roadmap commerciale e di investimenti di circa 8 miliardi di dollari. Questo accordo ha portato a un aumento del 60 per cento nel commercio uzbeko attraverso i porti sul Caspio del Kazakhstan nel solo 2025. Il Kazakhstan è diventato un hub di transito tra Asia ed Europa, con un traffico di merci che è aumentato di sei volte dal 2020. Questo nuovo assetto geopolitico ha reso il Kazakhstan un punto di contatto tra oriente e occidente, con un ruolo chiave nel corridoio est-ovest. L’Uzbekistan, con le sue riserve di uranio e potenzialità minerarie, si sta posizionando come un’altra potenza regionale. Questi sviluppi mettono in discussione la dipendenza della Russia da questi paesi, che in passato erano parte del suo sistema economico e politico.
Le terre rare e la dipendenza tecnologica
Le riserve di terre rare nel Kazakhstan e nell’Uzbekistan rappresentano un’altra sfida per la Russia. Il Kazakhstan estrae 19 delle 34 materie prime critiche classificate dall’Unione Europea, con riserve stimate in circa 28 milioni di tonnellate. L’Uzbekistan, invece, è tra i primi cinque paesi al mondo per produzione di uranio. Questi elementi rendono la regione una potenziale speranza per ridurre la dipendenza occidentale dalla Cina.
Le riserve di terre rare nel Kazakhstan e nell’Uzbekistan mettono in discussione la dipendenza tecnologica della Russia.
La Russia, che dipende tecnologicamente dalla Cina per le terre rare e per i chip dell’intelligenza artificiale, si trova in una posizione di svantaggio. Questo scenario ha reso il Kazakhstan e l’Uzbekistan interessanti per gli Stati Uniti, l’Europa e la Cina, che cercano di stabilire catene di approvvigionamento alternative. La Russia, con la sua guerra in Ucraina, ha perso la capacità di controllare la regione, e i suoi vicini si stanno emancipando.
