Unità di polizia undercover chiusa per sorveglianza ingiustificata, inchiesta svela abusi e mancanza di risultati
Unità di polizia undercover chiusa per sorveglianza ingiustificata, inchiesta svela abusi e mancanza di risultati

Chiusura dell’unità di polizia undercover per sorveglianza ingiustificata
L’unità di polizia undercover, nota come Special Demonstration Squad (SDS), è stata chiusa per sorveglianza ingiustificata e gestione inadeguata, come rivelato durante un’inchiesta pubblica. L’azione è stata presa da Jon Boutcher, ex capo della divisione antiterrorismo della Scotland Yard e attuale capo della Polizia Service of Northern Ireland. Secondo Boutcher, l’unità aveva condotto operazioni di sorveglianza su gruppi politici che non rappresentavano un rischio per l’ordine pubblico o la democrazia. Tra i gruppi monitorati c’erano sostenitori del Palestina e organizzazioni di sinistra, mentre il numero di agenti infiltrati in gruppi terroristi era estremamente limitato.
La chiusura dell’unità è avvenuta in un contesto di crescente preoccupazione per l’abuso di potere da parte degli agenti undercover. Boutcher ha sottolineato che l’SDS aveva causato “danno incalcolabile e insostenibile” a causa del comportamento abusivo e inappropriato dei suoi membri. Tra le accuse, si segnala l’abuso sessuale di donne vulnerabili da parte di alcuni agenti, nonché la sorveglianza su famiglie in lutto, come quelle del cittadino francese Jean Charles de Menezes, ucciso da poliziotti a Londra nel 2005.
Operazioni di infiltrazione e mancanza di risultati
Gli agenti dell’SDS si sono spesso infiltrati in gruppi politici, assumendo identità false e fingendo di essere attivisti per periodi che duravano fino a quattro anni. Durante il loro lavoro, hanno spesso sviluppato relazioni intime con le donne che stavano spiando, senza rivelare la loro vera identità. Queste pratiche sono state definite “abusive e inappropriate” da Boutcher, che ha sottolineato come l’SDS non avesse raccolto informazioni utili sufficienti per giustificare i costi elevati associati alle sue operazioni.
L’inchiesta ha rivelato che i membri dell’unità avevano richiesto “vaste quantità di ore di lavoro extra”. Quando furono proposte tagli drastiche ai loro stipendi, molti minacciavano di dimettersi. L’unità, inoltre, era scarsamente addestrata e quasi tutti i suoi agenti si rifiutavano di partecipare a ulteriori corsi di formazione. Boutcher ha sottolineato che l’SDS aveva accumulato un “quantitativo estremamente limitato” di informazioni utili negli ultimi cinque anni.
La chiusura dell’SDS è stata descritta da Boutcher come una decisione “molto innovativa”, poiché l’unità aveva condotto operazioni di spionaggio per decenni senza produrre risultati significativi. L’inchiesta ha inoltre sollevato preoccupazioni riguardo all’uso improprio dei fondi pubblici destinati all’unità, con accuse di mancanza di trasparenza e controlli adeguati.
L’inchiesta ha esaminato le attività di 139 agenti undercover nell’SDS e in un’altra unità segreta, che avevano infiltrato principalmente organizzazioni di sinistra tra il 1968 e almeno il 2010. I dati raccolti hanno rivelato una serie di abusi, tra cui la sorveglianza su protestatori e la raccolta di informazioni invasive. Boutcher ha sottolineato che i successi dichiarati dall’SDS erano “esagerati e quasi simili a fiabe”, e che l’unità non aveva prodotto informazioni utili sufficienti per giustificare i costi elevati.
Boutcher ha spiegato che inizialmente aveva sperato di riformare l’SDS e orientarlo verso l’infiltrazione di gruppi terroristi. Tuttavia, ha concluso che questa era impossibile a causa del carattere “isolato e molto parrocchiale” dell’unità, che si rifiutava di cambiare. L’SDS aveva operato per 40 anni, ma aveva sviluppato una sorta di “difesa in retroguardia” per giustificare la sua esistenza, come ha descritto Boutcher. L’inchiesta ha anche rivelato un clima “tossico” tra l’unità e i livelli superiori della Scotland Yard, con tensioni che si erano accumulate nel corso degli anni.
