Niger, tre anni dopo il colpo di Stato: la Chiesa rimane in silenzio
Dopo tre anni dal colpo di Stato in Niger, la Chiesa rimane in silenzio su corruzione e repressione del regime militare.

Il 26 luglio 2023, tre anni fa, il Niger ha visto il colpo di Stato che ha portato al potere i militari. Da allora, il Paese ha vissuto un periodo di instabilità, con la Chiesa cattolica e altre organizzazioni religiose che, nonostante la loro storica attenzione ai diritti umani, hanno mantenuto un silenzio assordante. La situazione, oggi, non è migliorata: la corruzione, la repressione e la mancanza di indipendenza della giustizia continuano a essere temi non affrontati. La Chiesa, che ha visto il suo ruolo di guida morale e sociale minacciato, non ha espresso una posizione chiara o critica.
Un silenzio che non convince
La Conferenza episcopale del Burkina Faso e del Niger, tenutasi a Ouagadougou nel mese di giugno 2026, ha prodotto un documento che non ha menzionato le sparizioni di dissidenti, le migliaia di morti causate dagli attacchi dei gruppi armati, né la mancanza di capacità dei militari a proteggere i cittadini. Il testo, che ha celebrato la promozione della pace e del dialogo, è rimasto distante da una realtà in cui la repressione e la propaganda del regime sono diventate quotidiane. La Chiesa, che ha visto il suo ruolo di guida morale minacciato, non ha espresso una posizione chiara o critica.
La collaborazione dell’Italia e la mancanza di indipendenza
L’Italia, con la sua ambasciata, è rimasta l’unico Paese europeo a mantenere la collaborazione con la giunta militare nigerina, supportando la formazione dei nuovi leader. Questo ha suscitato critiche, soprattutto da parte di chi ha visto il regime come un’alternativa non democratica e non rispettosa dei diritti umani. La Chiesa, invece, ha preferito rimanere in silenzio, anche se alcuni membri hanno partecipato a eventi organizzati dal regime, come la cerimonia di premiazione del Concorso di Giornalismo per la Pace e la Coesione Sociale. La mancanza di una posizione chiara ha lasciato spazio a interpretazioni diverse. Alcuni sostengono che la Chiesa agisca per paura di essere presa di mira, altri pensano che abbia scelto di rimanere in silenzio per evitare di mettersi in contrasto con il potere. La Chiesa, che ha visto il suo ruolo di guida morale minacciato, non ha espresso una posizione chiara o critica.
Un’alternativa non democratica e una società civile in silenzio
La società civile nigerina, composta da giornali, intellettuali, sindacati e associazioni musulmane, ha rapidamente schierato la sua posizione a favore dei militari. Chi esprimeva dissenso era costretto a farlo a rischio della propria sicurezza. La sospensione di ogni attività politica dei partiti ha reso il Paese un luogo in cui la partecipazione democratica è quasi scomparsa. L’Alleanza degli Stati del Sahel, composta da Niger, Mali e Burkina Faso, ha sancito la permanenza del potere militare per cinque anni, con possibilità di rinnovo. La Chiesa, che ha visto il suo ruolo di guida morale minacciato, non ha espresso una posizione chiara o critica.
Il silenzio della Chiesa, che ha visto il suo ruolo di guida morale minacciato, non ha convinto chi ha seguito la situazione in Niger. La Chiesa, che ha visto il suo ruolo di guida morale minacciato, non ha espresso una posizione chiara o critica.
