Residenza artistica in Val Tramontina: arte e dialogo con i territori fragili
Una residenza artistica in Val Tramontina promuove il dialogo tra artisti, comunità e paesaggio in un contesto di spopolamento.

La residenza artistica “Geografie Interiori” in Val Tramontina, promossa dall’associazione Obliquo e curata da Michela Lupieri, si svolge in un contesto di spopolamento e fragilità demografica. Dopo quattro settimane di lavoro, gli artisti e le artiste coinvolti hanno abitato diversi luoghi della valle, tra Casa Abis, Bosco Bandito e Campone, confrontandosi con le tradizioni locali e i saperi spesso marginalizzati. La residenza, che si svolge in un territorio segnato da fenomeni di abbandono, ha già trovato una prima restituzione con “Situazioni”, un percorso di sei interventi diffusi negli spazi di Tramonti di Mezzo, mentre il progetto culminerà con “Frammenti”, mostra finale prevista a Pordenone nell’ambito delle iniziative legate a Pordenone Capitale italiana della cultura 2027.
Il ruolo della curatela e il dialogo con il territorio
La curatrice, Michela Lupieri, ha sottolineato come la residenza artistica non sia solo un luogo di produzione, ma un’occasione per costruire relazioni tra artisti, comunità e paesaggio. «La scelta di una residenza così lunga ci ha permesso di abitare davvero questi luoghi, comprenderne le specificità e, nel nostro piccolo, provare a contrastare un processo che dura da anni, spostando l’attenzione dai consueti centri urbani ai piccoli paesi», ha spiegato. La residenza, infatti, non si limita a ospitare gli artisti, ma li coinvolge in un processo di ricerca e di ascolto, che include anche le persone che abitano il territorio. La residenza diventa un mezzo per creare incontri e occasioni di confronto.
La residenza ha anche portato a momenti di confronto e di scambio tra artisti e comunità. «Durante la residenza, abbiamo organizzato laboratori di cesteria con un artigiano locale, durante il quale ogni artista ha realizzato un cesto, un oggetto profondamente legato alla tradizione della Val Tramontina», ha spiegato Lupieri. Attraverso le tecniche, le storie e i saperi di una pratica oggi quasi scomparsa, gli artisti hanno potuto conoscere il territorio da una prospettiva diversa. «Anche durante una raccolta di erbe spontanee abbiamo scoperto il loro utilizzo nella cucina e nella vita quotidiana, mentre una volontaria della Pro Loco ci ha raccontato la lingua e i canti della valle, introducendoci a un patrimonio culturale immateriale che rischia di andare perduto», ha aggiunto.
Le sfide del lavoro curatoriale in contesti marginali
La curatela in contesti marginali presenta sfide uniche. «Il rischio più grande è proprio quello di non riuscire a entrare in contatto con le persone del luogo, di non riuscire a far comprendere, banalmente, che cosa si sta facendo e perché siamo lì», ha sottolineato Lupieri. Per evitare che la residenza appaia come un intervento esterno, è necessario adottare un linguaggio più democratico, che non sia strettamente quello degli addetti ai lavori. È necessario cercare di entrare in sintonia con il luogo e con la comunità che lo abita, con empatia e attenzione.
A Campone, dove la residenza si svolge, le persone hanno mostrato grande apertura, curiosità e interesse verso gli artisti che girano per il paese. «L’arte diventa così un mezzo per creare incontri e occasioni di confronto», ha aggiunto Lupieri. La residenza, inoltre, ha permesso di mettere in discussione il concetto stesso di marginalità. «Spesso definiamo periferico un luogo soltanto in relazione a una scala di riferimento: se lo osserviamo dall’interno può sembrarci distante da tutto, ma se allarghiamo lo sguardo e lo collochiamo su una mappa ci accorgiamo che si trova comunque nel cuore dell’Europa», ha sottolineato Lupieri. La domanda diventa quindi: che cosa significa davvero essere marginali? La residenza, in questo senso, non solo promuove l’arte, ma anche la riflessione su come i territori marginali possano essere riconosciuti come spazi di possibilità.
