Occupazione in rallentamento, ma dinamismo per donne e costruzioni nel Mezzogiorno
Occupazione in Italia rallenta, ma cresce in Mezzogiorno e costruzioni. Dinamismo per donne e settori chiave.

L’occupazione in Italia mostra un trend di rallentamento nel primo trimestre del 2026, con un aumento dello 0,2% rispetto al quarto trimestre del 2025. Il mercato del lavoro, pur segnando una crescita positiva, si confronta con un contesto economico segnato da tensioni geopolitiche, debolezza della domanda internazionale e pressioni sui settori manifatturieri. Nonostante il rallentamento, si osserva un maggiore dinamismo in alcune aree e settori, come il Mezzogiorno e le costruzioni, con un contributo significativo anche da parte delle donne.
Occupazione in rallentamento, ma dinamismo per donne e costruzioni
Il primo trimestre del 2026 segna un calo dell’occupazione manifatturiera in diverse regioni, con un decremento dell’1,9% su base annua. Il Centro limita le perdite (-0,3%), mentre il Nord Est registra un calo più marcato (-2,9%), e il Mezzogiorno arriva al -3,6%. Tuttavia, in Campania e Emilia-Romagna si osserva un trend positivo, con un aumento dell’occupazione rispettivamente del +2,8% e del +1,1%. Le costruzioni, invece, si confermano il comparto più dinamico, con un incremento del 5,4% su base annua, diffuso in quasi tutte le regioni.
Un maggiore dinamismo per le donne
Un elemento significativo del quadro occupazionale è il progressivo aumento della partecipazione femminile al mercato del lavoro. Nel primo trimestre del 2026, il numero delle donne occupate cresce dello 0,5%, con un contributo maggiore proveniente dal Mezzogiorno, dove la crescita dell’occupazione femminile raggiunge il +1,5%, nettamente superiore a quella maschile (+0,1%). In regioni come Sicilia, Campania e Puglia, il tasso di crescita supera il punto percentuale, segnando un ulteriore passo avanti nella partecipazione femminile al lavoro. Il dinamismo femminile si accompagna a una riduzione graduale della difficoltà di reperimento del personale, sebbene il mismatch tra domanda e offerta di lavoro rimanga un problema critico. A metà 2026, il fenomeno interessa ancora oltre quattro assunzioni su dieci (42,0%), con un calo rispetto allo scorso anno (-3,4 punti percentuali). Le regioni con quote più elevate di difficoltà di reperimento sono Valle d’Aosta (52,9%), Umbria (49,8%) e Lombardia (46,0%).
Settori in evoluzione e differenze territoriali
Le dinamiche occupazionali si differenziano notevolmente tra settori e territori. Nei servizi, il quadro rimane sostanzialmente stabile (+0,1%), ma emergono andamenti diversi: commercio e turismo registrano un aumento dell’1,7%, mentre gli altri servizi mostrano una lieve contrazione (-0,5%). In Veneto, Campania e Toscana si osserva una crescita superiore al punto percentuale, mentre in Lombardia e Emilia-Romagna si registrano cali. La manifattura, invece, continua a risentire della debolezza della domanda internazionale, con un calo dell’1,9% nel primo trimestre del 2026.
Le differenze territoriali sono evidenti: il Mezzogiorno, pur registrando un calo dell’occupazione manifatturiera, mostra un maggiore dinamismo in altri settori, come costruzioni e servizi. Inoltre, il Nord Est e il Nord Ovest segnalano una flessione più marcata, con cali che variano tra -1,0% e -2,9%. Nonostante il rallentamento, in diversi territori la crescita del primo trimestre risulta superiore a quella registrata nella media del 2025, indicando una diversificazione delle dinamiche occupazionali sul territorio nazionale.
