Elly Schlein punta su un’alleanza senza garanti: perché è convinta di vincere le primarie

Elly Schlein punta su un’alleanza senza garanti e si prepara alle primarie.

Elly Schlein si prepara alle primarie del Pd, con un’alleanza senza garanti e un piano per vincere
Elly Schlein si prepara alle primarie del Pd, con un’alleanza senza garanti e un piano per vincere

Elly Schlein, segretaria del Pd, si prepara alle primarie del partito con una strategia chiara: andare avanti senza farsi spaventare dalle polemiche, dai dubbi sulla sua adeguatezza come premier e dai sondaggi che la vedono in difficoltà rispetto a Giuseppe Conte. La sindaca di Genova, che ha sempre sostenuto un’alleanza con il M5s, non intende modificare i progetti annunciati e si mostra convinta che il successo arriverà grazie a un percorso partecipato e a una campagna elettorale concentrata sui problemi concreti del paese.

Un’alleanza senza garanti

Non c’è spazio per un «garante» dell’alleanza né per un «terzo nome» per il candidato premier, come ha sottolineato Schlein. Per lei, la scelta del leader dovrà essere fatta attraverso le primarie, unica soluzione che permette di coinvolgere l’intero partito. «Il tempo stringe, Salis aiuti», ha detto, riferendosi al presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha rifiutato di intervenire sulle accise mobili, un tema che Schlein considera cruciale per il Paese.

La strategia di Schlein si basa su un’alleanza senza garanti, ma con un piano chiaro.

La segretaria del Pd ha rifiutato le accuse di «bellicismo» da parte del Fatto, il giornale di riferimento degli elettori M5s. «La segretaria di un grande partito si confronta con tutti», ha spiegato un esponente del Pd, sottolineando che Schlein non si è mai sottratta a un confronto, ma ha sempre deciso con la sua testa. Per lei, il successo dipende da una campagna elettorale che coinvolga gli elettori e non si perde in retroscena.

Un’alleanza in bilico

La Babilonia del campo largo, come la definisce Schlein, potrebbe trasformarsi in un successo se si riuscirà a trovare un accordo su temi come le missioni militari in Ucraina. «Si troverà un accordo perché nessuno si prenderà la responsabilità di riconsegnare il paese alla destra», ha detto. Tuttavia, il dibattito interno al Pd è acceso: alcuni temono che una vittoria di Schlein indebolisca il partito, mentre altri credono in una vittoria di misura che potrebbe portare a un governo più stabile.

Le primarie saranno un test per il Pd e per l’alleanza con il M5s.

La scelta del candidato premier sarà decisa a settembre, durante il comizio di chiusura della festa nazionale dell’Unità a Reggio Emilia. Schlein, però, non si ferma qui: si prepara a rispondere a una chiamata all’impegno, che potrebbe arrivare in autunno, durante le presentazioni del suo libro, che esce a ottobre. Intanto, si sta creando una rete spontanea, «Cum grano Salis», che la invoca e che potrebbe influenzare il risultato delle primarie. Per vincere, Schlein confida nel suo talento di campaigner e nella capacità di convocare gli elettori. Se riuscirà a raccogliere il doppio dei voti di Conte, potrebbe aprire una strada diversa per il Pd. Ma il futuro resta incerto: il tempo stringe, e la sfida è grande.