Elizabeth Holmes e il documentario che la vede attraverso il vetro rigato
Il documentario You Can See Everything svela la complessità di Elizabeth Holmes, la falsa profetessa della Silicon Valley.
Elizabeth Holmes, la “Steve Jobs al femminile” che un tempo prometteva di rivoluzionare la medicina con Theranos, è al centro del documentario You Can See Everything, un fenomeno al box office americano che racconta il declino di una figura che ha scosso la Silicon Valley. Il film, diretto da Lance Oppenheim e Nathan Fielder, non si limita a narrare la caduta di una falsa profetessa, ma si interroga su cosa significhi essere una visionaria, una truffatrice o semplicemente una persona che non ha capito il mondo in cui vive. Il documentario, prodotto da A24, si svolge in un contesto in cui la verità sembra impossibile da cogliere, e la realtà si fonde con l’illusione.
Un gioco di parole che non ha mai capito
Una delle scene più emblematiche del film è il momento in cui Elizabeth Holmes, seduta con Nathan Fielder, ammette di non aver colto il gioco di parole dello sketch Who’s on First?, in cui i comici Bud Abbott e Lou Costello si scambiano risposte confuse su un gioco di nomi. Holmes riconosce che i due comici “si stavano solo parlando sopra”, ma non comprende il motivo del riso. Questo momento, ripreso con l’Interrotron, un metodo di intervista che permette di catturare le reazioni di Holmes, diventa un simbolo del suo rapporto con la realtà. Non ha mai capito il gioco, ma ha creduto fermamente nella sua verità.
La verità impossibile e il carcere
A trentaquattro giorni dal suo ingresso nel carcere federale femminile FPC, a Bryan, in Texas, Holmes invita Fielder e Oppenheim in un cottage anni Quaranta all’interno di una gated community sulla spiaggia di Del Mar, in California. L’ambiente, con due stanze nella casa principale e una guesthouse nel cortile, sembra un luogo di riflessione, ma anche di distanza. Il documentario mostra come Holmes, pur essendo in prigione, mantenga un controllo su se stessa e sulle sue relazioni. Il rapporto con Billy Evans, erede del gruppo di hotel Evans Hotels a San Diego, è un altro aspetto che emerge: lei si occupa dei figli, allatta la neonata e si prende cura del bambino più grande, mentre i genitori osservano la serie Hulu The Dropout, in cui Amanda Seyfried interpreta la sua storia.
La figura di Holmes si sdoppia: è una truffatrice corrotta, ma anche una visionaria caduta in errore. Il film non si limita a condannarla, ma si interroga su quanto sia stato facile per lei essere linciata e raggirata dagli uomini. Il documentario, con la sua struttura quasi teatrale, si pone come un rompicapo: chi è la vera Elizabeth Holmes? Una donna che ha creduto in una verità impossibile, o una vittima di un sistema che non ha mai visto la sua visione?
Un ritratto senza montaggio
Errol Morris, regista premio Oscar per The Fog of War, ha intervistato Holmes nel 2015, quando era sulla copertina di Forbes. L’esperienza, ripresa con l’Interrotron, è un momento cruciale per comprendere la sua personalità. Morris ha detto che Holmes era “a true believer”, una credente che non si scompone di fronte alla realtà. Oggi, a 78 anni, Morris vorrebbe pubblicare l’intervista integrale, senza montaggio, come un ritratto di Elizabeth prima della caduta.
Il documentario You Can See Everything non è solo un racconto di un declino, ma un’analisi di una figura che ha creduto in una verità impossibile. Il film, con la sua struttura narrativa e il suo approccio quasi poetico, si pone come un’equazione che dimostra l’esistenza dell’amore, o almeno della complessità umana. Elizabeth Holmes, attraverso il vetro rigato di un distributore di snack, è sempre stata una figura che ha saputo vedere attraverso l’illusione, ma non ha mai capito il gioco di cui era parte.
