Il caso Garlasco si complica: nuove accuse, dubbi sulle prove e una condanna che resiste
Il caso Garlasco torna al centro dell’attenzione con nuove accuse e dubbi sulle prove. La condanna di Alberto Stasi resiste mentre si indaga su Andrea Sempio.

Il delitto di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco, in provincia di Pavia, torna al centro dell’attenzione dopo anni di procedimenti e condanne. La Procura di Pavia ha chiuso le indagini nei confronti di Andrea Sempio, ma il caso non si è concluso. La condanna definitiva di Alberto Stasi, emessa nel dicembre 2015, rimane in piedi, mentre nuove prove e ipotesi accusatorie emergono. Il caso, che ha visto due assoluzioni, una condanna e un nuovo indagato, si complica ulteriormente con l’ipotesi di un processo a Sempio e la possibilità di una revisione della sentenza di Stasi.
La condanna di Stasi e le nuove accuse
Alberto Stasi, 24 anni, fu trovato in possesso del corpo di Chiara Poggi, 26 anni, nella villetta di famiglia. L’aggressione, avvenuta quando i genitori e il fratello erano in vacanza, fu ritenuta un omicidio colposo. Stasi fu fermato nel 2007, ma il provvedimento non fu convalidato. Dopo anni di processi, la Cassazione lo condannò a sedici anni di reclusione nel 2015. Da allora, Stasi ha proclamato la sua innocenza e, nel giugno 2026, ha ottenuto l’affidamento in prova ai servizi sociali, senza però annullare la condanna.
Intanto, la Procura di Pavia ha indagato Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara, per omicidio volontario aggravato. L’indagine si basa su tracce biologiche e su una ricostruzione dell’aggressione che vede Sempio come possibile colpevole. La difesa di Sempio, però, contesta l’interpretazione delle prove e la validità dei dati genetici. La nuova accusa non dimostra l’innocenza di Stasi, ma apre un dibattito su come siano state condotte le indagini originali.
Le prove e i dubbi sull’attendibilità
Uno dei nodi del caso è il materiale genetico trovato sulle unghie di Chiara. Le analisi del 2007 avevano individuato un profilo compatibile con la linea paterna di Sempio, ma non lo identificavano con certezza. La perizia della genetista Denise Albani ha confermato la compatibilità, ma ha anche segnalato limiti nella qualità dei dati. La Procura ritiene che il risultato sia parte di un quadro indiziario più ampio, mentre la difesa sostiene che non è sufficiente a dimostrare la responsabilità di Sempio.
Altri elementi, come l’impronta 33 e la scarpa numero 42, sono stati riconsiderati. La Procura ha ritenuto che l’impronta potrebbe essere riconducibile a Sempio, ma la difesa contesta l’attribuzione. La scarpa, pur compatibile con le misure dell’indagato, non è sufficiente a dimostrare la sua presenza sul luogo del delitto. La nuova ricostruzione dell’aggressione, basata su una consulenza medico-legale, suggerisce che l’omicidio potesse durare diversi minuti, mettendo in discussione la ricostruzione originale che aveva limitato il tempo a pochi minuti.
Le analisi del 2007 e la distruzione dei reperti
Un altro aspetto controverso riguarda i test del 2007 effettuati sui pedali della bicicletta di Stasi. Le analisi del Ris di Parma avevano rilevato un profilo genetico compatibile con Chiara Poggi, ma nuove analisi hanno rivelato due risultati negativi, non inclusi nel fascicolo processuale. La Procura ha sollevato interrogativi sulla conservazione e trasmissione dei dati, ma non ha dimostrato che i risultati siano stati falsi. La difesa sostiene che i dati non siano sufficienti a escludere Stasi.
La distruzione di alcuni reperti nel 2016 ha ulteriormente complicato la vicenda. Gli eluiti, soluzioni liquide ottenute durante le analisi, furono smaltiti senza autorizzazione specifica. La Procura ha chiesto chiarimenti sulle procedure di conservazione e distruzione, ma non ha potuto dimostrare irregolarità. La questione riguarda la natura giuridica dei materiali e le regole per la loro conservazione.
Le prossime mosse e la complessità del caso
Con la chiusura delle indagini del 28 settembre 2026, Andrea Sempio si avvicina alla fase del processo. I difensori hanno la possibilità di depositare memorie e chiedere ulteriori accertamenti prima del rinvio a giudizio. Separatamente, la difesa di Stasi punta alla revisione della sentenza, una procedura che richiede elementi nuovi in grado di mettere in discussione il giudicato. La Procura di Pavia ha precisato di non aver presentato una richiesta di revisione, ma di mantenerla informata degli sviluppi.
Il caso Garlasco, che ha visto diciannove anni di procedimenti, mostra la complessità delle indagini giudiziarie. La condanna
