Inflazione in aumento, Trump in calo nei sondaggi e tensioni legali
Inflazione cresce, Trump in difficoltà nei sondaggi e tensioni legali all’interno dell’amministrazione.
A meno di tre settimane dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre, la Casa Bianca si trova a fronteggiare due sfide significative: l’accelerazione dell’inflazione e i limiti al potere esecutivo imposti dai tribunali. I dati del dipartimento del Lavoro mostrano che a settembre l’inflazione è salita al 3,7%, superando le previsioni degli economisti. Su base mensile, l’impennata è dello 0,6%, contro lo 0,4 di agosto, la più marcata degli ultimi cinque mesi. Per il sesto mese consecutivo, i prezzi sono cresciuti più degli stipendi, riducendo il potere d’acquisto. La benzina è aumentata del 9,1% a settembre, con conseguenze a catena sui costi di trasporto e produzione. Lievi ribassi soltanto per alcuni alimentari e prodotti sanitari.
Un tour elettorale in cerca di entusiasmo
Il tycoon è impegnato in un tour serrato, che lo ha portato in Arizona e Montana, per spingere alle urne una base che finora ha mostrato scarso entusiasmo. In un paese sempre più stanco della guerra e del carovita, dove serpeggia malcontento, il leader repubblicano cerca di convincere gli americani a credere alla sua versione della realtà. A smentire questa narrazione arrivano però i dati del dipartimento del Lavoro. Secondo AP-Norc, appena il 17% approva la gestione del carovita e soltanto il 26% quella dell’economia.
La seconda batosta è arrivata dal giudice federale Timothy Kelly, nominato da Trump, che ha prorogato l’ordine di riammissione alla Casa Bianca dei giornalisti di Cnn, Politico e MsNow. Il 18 settembre il presidente aveva improvvisamente revocato i loro accrediti, accusando le testate di diffondere fake news. Per il giudice, si tratterebbe di una manovra contraria al Primo emendamento. Intanto, nel calderone delle polemiche che investono l’amministrazione, finisce anche l’annuncio del ministro della Guerra Pete Hegseth di trasmettere in diretta streaming l’esecuzione di Nidal Hasan.
Un nuovo volto alla comunicazione
Katie Zacharia, la nuova Press Secretary, ha iniziato il suo tour di presentazione nella sala stampa della Casa Bianca. Il debutto martedì ha visto quattordici minuti di briefing, domande da tre testate, parecchie esitazioni e un lapsus, quando ha chiamato il marito «il mio presidente». Le è comunque toccata subito la grana di annunciare che la Casa Bianca aveva chiesto le dimissioni dell’ambasciatrice americana in Grecia, Kimberly Guilfoyle. Non ha lesinato iperboli, dall’economia «in pieno boom» al lavoro del commander in chief per garantire la sicurezza dell’emisfero occidentale «per i secoli a venire». Trump l’ha promossa a pieni voti, ma nei corridoi della West Wing qualche dubbio già c’è. Se non dovesse ingranare, ha mormorato a MsNow una fonte anonima, potrebbe battere il record di Anthony Scaramucci, direttore della comunicazione della Casa Bianca nel 2017, silurato dopo undici giorni.
Intanto, nel terreno sdrucciolo della comunicazione, ha iniziato il rodaggio Katie Zacharia, la nuova Press Secretary, già presenza fissa nelle trasferte della Casa Bianca. Il debutto martedì, dal podio di una sala stampa più gremita del solito. Quattordici minuti contati di briefing, domande da tre testate, parecchie esitazioni e un lapsus, quando ha chiamato il marito «il mio presidente». Le è comunque toccata subito la grana di annunciare che la Casa Bianca aveva chiesto le dimissioni dell’ambasciatrice americana in Grecia, Kimberly Guilfoyle.
La figura di Zacharia solleva interrogativi su competenze e credibilità. Laureata in Giurisprudenza alla cristiana Pepperdine University, Zacharia si è più volte presentata come avvocata, ma da un’inchiesta giornalistica non risulta iscritta ad alcun albo forense americano. Interrogata su dove avesse superato l’abilitazione, ha risposto evasiva «in Cina». Tra il 2011 e il 2013 ha effettivamente lavorato in uno studio legale a Pechino. Il problema, però, è che l’esame nazionale per diventare avvocati pare sia riservato solo ai cittadini cinesi. Il mistero della sua abilitazione alimenta sospetti. Tutto questo, almeno per ora, non sembra preoccupare Trump, convinto delle sue qualità, dopo averla notata come commentatrice di Newsmax. «È una fan devota e fa parte del movimento Maga!». Una fan. Certo è che, salvo qualche eccezione, quando si tratta di scegliere una donna come portavoce della Casa Bianca, ha dimostrato gusti piuttosto precisi. Da Kayleigh McEnany, nel primo mandato, a Karoline Leavitt (dimessasi ad agosto) e Zacharia: bionde, occhi chiari, magre, piacenti.
