L’Italia si allontana dalla stabilità: il costo della vita pesa sulla reputazione nazionale

L’Italia vede scendere la sua reputazione a ottobre 2026, a causa del costo della vita e della fiducia in calo.

L’Italia si trova sotto pressione a ottobre 2026, con la reputazione nazionale che registra un calo significativo. Lo Score Paese dell’AI Reputation Index (Airi) scende a 68,8 punti su 100, perdendo 2,8 punti rispetto ai 71,6 registrati a settembre. È la flessione mensile più marcata da maggio, secondo il report elaborato da Cogit AI. L’analisi indica che il costo della vita e il peggioramento della fiducia dei consumatori e delle imprese stanno influenzando negativamente la percezione del Paese.

Le aziende e i manager più apprezzati

Nonostante il peggioramento generale, alcuni settori e manager mantengono un’alta reputazione. Intesa Sanpaolo, con 94 punti, guida la classifica, seguita da Andrea Orcel di UniCredit (91,6) e Claudio Descalzi di Eni (91,2). L’azienda energetica, sostenuta dalla centralità del settore e dall’andamento positivo del titolo, raggiunge 88,4 punti. Al terzo posto si colloca Eni, con un rialzo del 6,37% del titolo, che contribuisce al suo posizionamento. Al quarto posto si colloca Ferrari, con 83,9 punti, e Mediobanca, con 81,4. La seconda metà della classifica comprende Enel (75,6), Poste Italiane (72), Nexi (68,6), Brunello Cucinelli (66,2) e Stellantis (57,4). Proprio Stellantis rappresenta una delle situazioni più delicate sul piano reputazionale.

Le prospettive per dicembre

Le proiezioni elaborate da Cogit AI indicano un possibile ulteriore peggioramento della reputazione italiana nei prossimi mesi. Nello scenario base, lo Score Paese potrebbe scendere a 68 punti a novembre e a 67,5 a dicembre, proseguendo la tendenza negativa registrata a ottobre. Lo scenario positivo prevede invece un recupero a 69,4 punti a novembre e a 70,1 a dicembre, riportando l’Italia nella fascia di stabilità.

Quest’ultima ipotesi resta però subordinata a due condizioni: il rallentamento dell’inflazione energetica e il miglioramento della fiducia di famiglie e imprese. La distanza tra i due scenari di dicembre è di 2,6 punti. Il principale elemento da osservare sarà la capacità di trasferire i risultati positivi dei comparti più competitivi in benefici percepibili dall’economia nel suo complesso. La distanza tra il comparto più forte e quello più debole raggiunge 22,4 punti, evidenziando una crescente polarizzazione tra i settori più dinamici e quelli tradizionali. Innovazione e startup guidano la classifica con 89,4 punti, seguite da bancario e finanza a quota 87. Al terzo posto si collocano sport e cultura, con 82,5 punti, mentre energia e utility raggiungono 75 punti.

Il report segnala un indice nazionale dei prezzi al consumo al 4,2%, con incrementi del 25,9% per gli energetici regolamentati e del 22,2% per quelli non regolamentati. Anche la fiducia si indebolisce, fermandosi a 5,4 punti: l’indicatore dei consumatori passa da 94,5 a 91,2, mentre quello delle imprese scende da 97 a 95,9.