Inflazione in calo, ma i prezzi non tornano indietro: il costo della guerra pesa sugli italiani

L’inflazione italiana si ferma a luglio, ma i prezzi non scendono: il costo della guerra pesa sugli italiani.

L'Italia registra un calo dell'inflazione, ma i prezzi non tornano indietro a causa del costo della guerra
L’Italia registra un calo dell’inflazione, ma i prezzi non tornano indietro a causa del costo della guerra

L’inflazione italiana si è fermata a luglio, segnando un calo per il secondo mese consecutivo, ma i prezzi al consumo non tornano indietro. Il dato preliminare diffuso dall’ISTAT indica un tasso di inflazione al 2,8%, in linea con la media dell’Eurozona al 2,9%. Tuttavia, il costo della vita non si riduce, e i consumatori italiani continuano a pagare il conto della guerra. L’effetto di un aumento dei prezzi, iniziato con l’escalation tra Stati Uniti e Iran, si è radicato nel sistema economico, rendendo difficile il ritorno a prezzi precedenti.

Il costo della guerra non si cancella

La sensazione che i prezzi siano saliti in modo generalizzato negli ultimi mesi non è frutto di una percezione errata. Dopo la guerra tra Stati Uniti e Iran, i prezzi al consumo sono cresciuti del 2,2% nel periodo marzo-luglio. Anche se l’inflazione si è fermata, i prezzi non si sono ridotti, e il rischio che tornino a salire è sempre presente. Il governo Meloni ha reintrodotto temporaneamente lo sconto sulle accise per il diesel per calmierare i prezzi alla pompa, che erano saliti sopra i 2 euro al litro a causa delle tensioni nel Golfo.

La guerra ha modificato i prezzi in modo definitivo. I rincari, una volta incorporati nei calcoli dei produttori e dei lavoratori, diventano stabili. Le imprese riescono a farlo più velocemente in mercati poco concorrenziali, mentre i lavoratori devono attendere il rinnovo dei contratti. Da uno shock temporaneo a un rincaro definitivo, il passo è breve.

Efficienza energetica e consumo di petrolio

L’Italia consuma la media di 1,24 milioni di barili al giorno di petrolio, la stessa quantità della Spagna, ma a fronte di una popolazione di quasi il 20% più alta. La stessa Germania consuma a livello pro-capite circa il 10% in più di petrolio di noi. Questi dati contribuiscono a mantenere a freno l’inflazione, anche in periodi di instabilità geopolitica. La situazione è migliorata grazie all’introduzione dell’euro. L’Italia, in passato, era nota per l’instabilità dei prezzi, a causa degli shock energetici. La situazione è cambiata con l’introduzione dell’euro, che ha offerto una certa protezione sul fronte valutario. Una delle ragioni di questo miglioramento è l’efficienza energetica, che ha ridotto il consumo di petrolio rispetto a paesi come la Spagna e la Germania.

La regola dei 2 anni, che protegge i risparmiatori, è un dato non scontato fino a qualche tempo fa. L’Italia, in passato, era nota per l’instabilità dei prezzi, a causa degli shock energetici. La situazione è cambiata con l’introduzione dell’euro, che ha offerto una certa protezione sul fronte valutario. Una delle ragioni di questo miglioramento è l’efficienza energetica, che ha ridotto il consumo di petrolio rispetto a paesi come la Spagna e la Germania.

Se i prezzi di petrolio e gas rimanessero elevati, l’inflazione potrebbe tornare a salire. La variazione dei prezzi al consumo nel mese di luglio è stata dello 0,2% rispetto a giugno, confermando che i prezzi non si sono fermati. L’effetto di un aumento dei costi, una volta incorporato nei calcoli dei produttori e dei lavoratori, diventa definitivo. Le imprese riescono a farlo più velocemente in mercati poco concorrenziali, mentre i lavoratori devono attendere il rinnovo dei contratti. Da uno shock temporaneo a un rincaro definitivo, il passo è breve.