Prezzi carburanti in aumento: a ottobre paghiamo un miliardo in più dell’anno scorso

Prezzi carburanti in aumento: a ottobre paghiamo un miliardo in più dell’anno scorso

Nonostante il price cap introdotto da ENI e altre compagnie petrolifere, a ottobre le famiglie e le imprese italiane spenderanno 1,1 miliardi di euro in più rispetto al mese dello scorso anno. L’aumento dei prezzi dei carburanti, che ha visto salire il prezzo medio della benzina del 29,1 per cento e quello del gasolio per autotrasporto del 36,6 per cento, pesa soprattutto sulle grandi aree metropolitane, con Roma in testa (+68,5 milioni di euro), seguita da Milano (+49,5), Napoli (+39,6), Brescia (+31,2), Torino (+27,8) e Bari (+25,6).

Costi in aumento e scelte politiche

Il governo Meloni ha varato 13 provvedimenti per ridurre le accise sui carburanti, ma i tagli sono limitati a 2,6 miliardi di euro, ben lontani dai 7,3 miliardi messi in campo dal governo Draghi nel 2022. L’Unione europea, a differenza di quanto avvenne nel 2022, non ha concesso ai Paesi membri la possibilità di superare i vincoli di bilancio per compensare i rincari. Una scelta molto discutibile, che rischia di innescare la protesta soprattutto delle categorie professionali più esposte all’aumento dei costi dei carburanti.

Le opzioni per mitigare l’impatto

Una soluzione potrebbe essere il taglio delle uscite di bilancio. Nel 2026, la spesa pubblica italiana toccherà quasi 1.090 miliardi di euro, e una contrazione anche solo dell’1 per cento libererebbe quasi 11 miliardi di euro, risorse che potrebbero essere destinate a contenere gli aumenti dei prezzi di benzina, diesel e, in vista del prossimo inverno, anche di luce e gas. Un’alternativa, pur se non priva di controindicazioni, potrebbe essere l’aumento del debito, previo ok di Bruxelles. Un’altra opzione è la razionalizzazione delle agevolazioni fiscali. Gli italiani beneficiano ogni anno di 130 miliardi di euro di agevolazioni fiscali, e una parte di queste potrebbe essere destinata al contrasto del caro carburante. La CGIA ha chiesto un intervento più incisivo da parte dell’Unione europea, che, a tre mesi dalla fine dell’anno, non ha ancora concesso la flessibilità necessaria per alleviare il peso del caro carburante.

Le conseguenze economiche e sociali

Il caro carburante ha un impatto significativo su famiglie e imprese, soprattutto in aree dove il trasporto pubblico è limitato e l’auto è l’unica alternativa. Per molte famiglie, la spesa per il carburante è diventata una voce fissa e ingombrante, che erode il potere d’acquisto e obbliga a rinunciare ad altro. Le imprese, in particolare quelle del settore dei trasporti, agricoltura e pesca, vedono crescere i costi di gestione, spesso senza la possibilità di scaricarli sui clienti.

La CGIA ha evidenziato che, su base annua, il pieno costa 13,6 miliardi in più rispetto al 2025, con un incremento del 20,4 per cento. L’aumento dei prezzi dei carburanti continua a produrre effetti significativi e disomogenei sul territorio nazionale, con ricadute particolarmente rilevanti per famiglie e imprese delle regioni del Mezzogiorno. L’impatto è più forte in aree con elevato numero di residenti e auto immatricolate, come Roma, Milano e Napoli.