L’economia del mare: una filiera strategica per crescita e valore sui territori

L’economia del mare rappresenta una filiera strategica per la crescita e il valore sui territori, con un impatto economico significativo e potenziale di sviluppo.

La XII Conferenza Nazionale sul Turismo Costiero e Marittimo, organizzata da Federturismo Confindustria, Confindustria Nautica e Assomarinas, si è tenuta il 5 ottobre 2026 al 66° Salone Nautico Internazionale a Genova. L’evento ha visto la partecipazione di rappresentanti chiave del settore dell’Economia del Mare e del Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi. L’obiettivo principale è stato mettere in luce l’importanza del turismo nautico e della filiera marittima per la crescita economica e la distribuzione del valore sui territori.

Un settore strategico per la crescita economica

L’Economia del Mare, con un valore di 224,9 miliardi di euro, rappresenta l’11,4% del PIL italiano e coinvolge oltre 1,13 milioni di occupati diretti. Il turismo nautico è considerato una leva strategica per distribuire i flussi turistici in tutta Italia e durante tutto l’anno. La sfida non è soltanto portare più turisti sulle coste, ma creare più valore e distribuirlo sui territori. La nautica è un settore competitivo, caratterizzato da un’ampia presenza di aziende e industrie, capace di generare ricchezza, occupazione e ricadute significative sui territori. L’America’s Cup rappresenta un’occasione impagabile per il Paese e una grande vetrina internazionale. L’obiettivo è trasformare questa bellezza in ricchezza economica, investendo in qualità dell’accoglienza, innovazione, sostenibilità, infrastrutture, accessibilità e digitalizzazione.

Per ogni euro prodotto direttamente, se ne attivano altri 1,8 nel resto dell’economia.

Un settore ad alto effetto moltiplicatore

Nel 2026, i porti italiani movimenteranno oltre 15 milioni di crocieristi, con quasi 6.000 approdi in 60 porti, generando circa 18 miliardi di euro di valore. L’economia del mare è un esempio straordinario di capacità di fare rete, coinvolgendo imprese, occupazione e territori, e può contribuire a ridurre gli squilibri territoriali tra Nord e Sud. La Conferenza ha sottolineato l’esigenza di una politica industriale per il mare, fondata su investimenti, infrastrutture, semplificazione, innovazione e competenze, insieme a politiche turistiche orientate alla destagionalizzazione e alla diversificazione dell’offerta. L’obiettivo è costruire un sistema integrato in cui mare, nautica e territori diventino parte di un’unica grande esperienza italiana.

Per il 2027 si prevede una stabilizzazione della domanda di ormeggi stanziali, ma una persistente vivacità dei transiti legati al charter e ai superyacht internazionali. Crescono anche rimessaggio, refitting, alaggio e varo, sostenuti dall’aumento della dimensione media delle imbarcazioni e dalla vivacità del mercato dell’usato. Per consolidare questa crescita, è necessario l’aggiornamento della legge speciale per i porti turistici (Dpr 509/97) e la classificazione catastale in E1 delle strutture per la nautica.

La nautica è un settore in grado di generare ricchezza, occupazione e importanti ricadute sui territori.

La Conferenza ha rilanciato la necessità di sviluppare una vera politica industriale del mare, capace di costruire interconnessioni tra le diverse filiere, di mettere a sistema competenze, investimenti e infrastrutture e fare in modo che il valore generato dalle attività marittime rimanga sui territori. L’obiettivo è trasformare il potenziale del settore in crescita, occupazione e valore duraturo per il Paese.