Termovalorizzatore, il tavolo con la Regione diventa urgente. Genova non sceglie e i dati parlano

Il termovalorizzatore a Genova diventa tema urgente. Tavolo con la Regione, dati in crescita e scelte non fatte.

Il dibattito sul termovalorizzatore a Genova si fa sempre più urgente. Dopo quattordici mesi di amministrazione, la città non ha ancora scelto dove realizzare l’impianto che permetterebbe di chiudere il ciclo dei rifiuti in Liguria. Lilli Lauro, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, ha dichiarato in Consiglio regionale che “non può bastare” il tempo trascorso per non prendere una decisione. La sua posizione, condivisa da altri esponenti del centro destra, si basa su dati concreti: in Liguria si producono oltre 830 mila tonnellate di rifiuti l’anno, di cui due terzi provengono da Genova. La mancanza di una scelta definitiva ha alimentato tensioni e critiche, soprattutto da parte di chi sostiene che la pianificazione regionale dei rifiuti sia fallita.

Un tavolo istituziale per sbloccare il progetto

Con l’approvazione dell’ordine del giorno 400, presentato da Federico Bogliolo (Vince Liguria), è stato istituito un tavolo permanente tra Regione Liguria e Comune di Genova. L’obiettivo è sbloccare il progetto del termovalorizzatore e trovare una soluzione concreta per la gestione dei rifiuti. L’assessore al ciclo dei rifiuti Giacomo Giampedrone ha espresso il parere favorevole, sottolineando l’importanza del progetto per la sostenibilità e l’efficienza del sistema. La Regione ha prorogato il termine per la realizzazione dell’impianto, ma la mancanza di una scelta definitiva ha alimentato preoccupazioni.

La città, pur essendo il principale bacino di rifiuti in Liguria, non ha ancora indicato un’alternativa concreta. La sindaca Silvia Salis ha dichiarato che il termovalorizzatore non sarà a Scarpino e non sarà nel Comune di Genova. Tuttavia, la mancanza di una scelta ha portato a critiche da parte di esponenti del centro destra, che sostengono che la Giunta comunale non abbia fatto abbastanza per trovare una soluzione. Genova non può voltarsi dall’altra parte o nascondersi dietro a no ideologici, ha sottolineato Rocco Invernizzi, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale.

Un confronto basato sui dati e non sui veti

Il dibattito ha evidenziato una contraddizione politica: da una parte si esclude preventivamente che l’impianto possa essere realizzato nel territorio comunale; dall’altra si ritiene importante che AMIU partecipi alla procedura insieme a un partner industriale. La scelta della localizzazione non può essere affidata a dichiarazioni politiche preventive, ma deve essere basata su valutazioni tecniche, ambientali e logistiche. Saranno le valutazioni tecniche a stabilire quali aree siano idonee, ha sottolineato Invernizzi, ricordando che la scelta non può essere fatta solo con dichiarazioni.

La Regione ha chiesto un confronto serio tra tutti i soggetti coinvolti, ma la mancanza di una decisione definitiva ha alimentato tensioni. La situazione richiede un confronto basato sui dati e non sui veti. La Liguria deve assumersi fino in fondo la responsabilità dei rifiuti che produce. “Dobbiamo continuare a migliorare raccolta differenziata, riciclo e recupero, ma sappiamo che resta una quota residua che deve essere gestita”, ha concluso Invernizzi.