Il sindaco di Vigonovo: «Le donne che potevano essere salvate»
Il sindaco di Vigonovo Luca Martello parla dei femminicidi e della violenza di genere nel territorio.

Il sindaco di Vigonovo, Luca Martello, ha parlato apertamente dei femminicidi che hanno colpito il territorio negli ultimi anni, mettendo in luce la gravità del problema e le sfide del sistema di supporto. «Per la nostra comunità è difficile tornare ancora una volta sul tema dei femminicidi e della violenza di genere», ha detto, ricordando che il Comune è segnato irreparabilmente da morti che si sarebbero potuto evitare. Il terzo episodio di violenza di genere nel territorio ha riaperto una ferita che non si era mai cicatrizzata, con le vittime Giulia Cecchettin, Giada Zanola e Tania Terrin.
Un sistema complesso e fragile
«Siamo un Comune segnato irreparabilmente da queste morti che si sarebbero potuto evitare», ha sottolineato il sindaco, che ha posto la domanda su perché il terzo episodio di una tale gravità sia avvenuto nuovamente nel suo territorio. «Sì, ma non credo che nel nostro territorio esista un disagio tale da spiegare il perché questo genere di episodi continuino a coinvolgere il Comune», ha aggiunto, sottolineando che si tratta di una tragica casualità, ma che quando determinati episodi cominciano a ripetersi in uno stesso luogo, è inevitabile che diventino un dato che merita attenzione.
«Sono convinto che esista un retaggio culturale secolare che vede la donna come inferiore rispetto all’uomo», ha detto Martello, riconoscendo un elemento sociale profondo. Tuttavia, ha chiarito che non può trattarsi soltanto di questo. Il primo caso, quello di Giulia Cecchettin, è avvenuto ormai tre anni fa, e non è cambiato nulla da allora. «Da quando c’è stato il femminicidio di Giulia, molte cose sono cambiate. L’attenzione sul tema è sensibilmente aumentata, sono arrivate nuove leggi e sicuramente sono stati fatti passi avanti», ha spiegato, ma ha anche sottolineato che il sistema che sta dietro ai codici rossi è estremamente complesso, coinvolgendo sanità, giustizia, sicurezza e assistenza sociale.
Un percorso di cura interrotto
«Senza sufficienti risorse umane ed economiche, come è oggi, diventa molto difficile farlo funzionare», ha affermato il sindaco, sottolineando che la filiera ad oggi è troppo fragile. «Pensiamo anche soltanto al fatto che i centri antiviolenza sono sostenuti economicamente dai Comuni: forse anche questo andrebbe ripensato», ha aggiunto, evidenziando la necessità di un sistema più solido e sostenibile.
Non c’è una colpa da attribuire singolarmente a qualcuno degli ingranaggi che compongono la macchina, ha chiarito Martello, riconoscendo il lavoro encomiabile di tutti i soggetti coinvolti. «Servono investimenti e decisioni che devono arrivare dai più alti livelli istituzionali», ha sottolineato, evidenziando la necessità di una regia più efficace. «Dino era stato denunciato più volte da un totale di quattro donne, nonostante fossero almeno cinque quelle che aveva maltrattato», ha ricordato, sottolineando come il sistema non abbia riconosciuto il rischio.
Forse se ci fosse stata più attenzione nei confronti della loro salute mentale, le cose sarebbero andate diversamente, ha aggiunto il sindaco, riconoscendo l’importanza del supporto psicologico. «Quello del disagio psichico e di come viene gestito è un tema immenso», ha concluso, sottolineando che la soluzione richiede un impegno congiunto e una rete di supporto più solida.
Il sindaco ha espresso la sua disponibilità a incontrare la madre di Tania, dicendo: «Con la mamma di Tania mi sono scritto e le ho lasciato tutti i miei recapiti. Le ho detto che può contattarmi per qualsiasi cosa e in qualsiasi momento. Di certo la incontrerò presto». «In cuor mio, penso che di fronte a una situazione nella quale il rischio era così evidente, lo Stato avrebbe dovuto riuscire ad agire», ha concluso, mettendo in luce la necessità di un intervento più efficace e tempestivo.
