Il limite del 30% di studenti stranieri in classe diventa legge
Il governo ha approvato un decreto che impone un limite del 30% di studenti stranieri in classe, ma dettagli e applicazione restano incerti.
Il limite del 30% di studenti stranieri in classe, precedentemente stabilito da una circolare del 2010, è diventato legge grazie all’approvazione del decreto-legge dal Consiglio dei ministri. Il provvedimento, che ha suscitato dibattito e preoccupazioni, introduce un vincolo cogente per garantire una corretta conoscenza della lingua italiana da parte degli alunni. Il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ha sottolineato che la misura mira a evitare l’insuccesso scolastico di quei ragazzi che non conoscono adeguatamente l’italiano, un tema ricorrente dal 1990.
Limiti e flessibilità
Il decreto prevede che il 30% degli studenti in ogni classe di primo ciclo (prima elementare, prima media, ecc.) non possa essere composto da alunni stranieri che non conoscono bene l’italiano. Tuttavia, il testo non chiarisce come verrà applicato il limite in pratica. Gli Uffici scolastici regionali dovranno coordinare la distribuzione degli studenti, spostando eventualmente quelli che superano il limite in scuole di prossimità. Valditara ha precisato che non si tratta di mandare i ragazzi a distanze significative, ma di garantire un accesso equo all’istruzione. Il limite non è assoluto, ma si applica con flessibilità per casi specifici. Il testo del decreto menziona il rispetto del principio di prossimità e di piena fruizione del diritto allo studio, tenendo conto del domicilio dell’alunno o delle comprovate esigenze familiari, come quelle connesse alla necessità di assistenza a figli con disabilità. Tuttavia, non è chiaro come saranno valutate queste esigenze e quali saranno considerate valide.
Obbligo di corsi di italiano per i genitori
Il decreto prevede anche l’obbligo di corsi di italiano per i genitori stranieri che non conoscono bene la lingua. I corsi dovranno essere organizzati dai servizi sociali e dovranno portare a un livello di conoscenza A2. Non frequentare i corsi potrebbe comportare sanzioni da 200 a 1.000 euro. Tuttavia, il testo non specifica come verrà valutata la conoscenza della lingua, né chi dovrà effettuare la valutazione.
La bozza del decreto, che è stata fatta circolare tra i giornalisti, indica che il limite del 30% si applica agli studenti stranieri senza cittadinanza italiana e che non sono nati in Italia o non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia in Italia. Nelle scuole secondarie, il vincolo si applica a chi non ha frequentato con esito positivo il sistema nazionale di istruzione per almeno tre anni. Non è chiaro però quanti di questi studenti non parlino bene l’italiano, né come verrà valutata la loro conoscenza.
La misura è in parte propagandistica e potrebbe creare confusione. Il testo menziona il burqa e il niqab, che coprono anche il volto, ma in Italia sono indossati da pochissime donne. Il decreto vieta di andare a scuola con il volto coperto, con sanzioni da 200 a 1.000 euro. Valditara ha sottolineato che la misura sfrutta la scarsa familiarità con i diversi tipi di velo indossati dalle donne musulmane.
Il provvedimento, che è parte dei tentativi di Giorgia Meloni di assumere posizioni di destra più radicale, potrebbe influenzare le elezioni politiche del 2027. Tuttavia, la sua applicazione resterà incerta, con molti dettagli da chiarire e potenziali conflitti tra le norme e le esigenze reali delle famiglie. Gli Uffici scolastici regionali dovranno coordinare la distribuzione degli studenti, ma non è chiaro se avranno margini per evitare il rispetto del limite. La situazione varia da provincia a provincia, con un numero elevato di scuole che superano il 30% di alunni stranieri, soprattutto al Nord e al Centro.
