L’avvocato di Bossetti chiede di confrontare il Dna di Moussa Sangare con Yara e Sharon
L’avvocato di Massimo Bossetti chiede di confrontare il Dna di Moussa Sangare con Yara Gambirasio e Sharon Verzeni, in un caso che vede l’ipotesi di un serial killer.

L’avvocato Claudio Salvagni, difensore di Massimo Bossetti, ha chiesto alla procura di confrontare il Dna di Moussa Sangare con quello trovato sul corpo di Yara Gambirasio e Sharon Verzeni. L’ipotesi, avanzata in esclusiva sul settimanale “Giallo”, è che l’assassino di Sharon Verzeni potrebbe aver ucciso anche Yara Gambirasio, in un caso che vede l’ipotesi di un serial killer. L’omicidio di Yara, avvenuto nel 2011, e quello di Sharon, avvenuto quest’estate, sono collegati da una lunga scia di sangue, con l’ipotesi che si tratti di un unico killer. Salvagni sostiene che il Dna trovato sul corpo di Yara non appartenga a Bossetti, ma a un altro individuo, e che la distruzione di campioni di Dna potrebbe aver ostacolato le indagini.
Un caso che vede l’ipotesi di un serial killer
L’avvocato Salvagni ha avanzato l’ipotesi che l’assassino di Sharon Verzeni, Moussa Sangare, potrebbe aver ucciso anche Yara Gambirasio. L’omicidio di Yara, avvenuto il 26 febbraio 2011, è stato seguito da quello di Sharon, avvenuto quest’estate. L’ipotesi di un serial killer è supportata da una lunga scia di sangue che collega i due casi. Salvagni ha sottolineato che Sangare, che ha 31 anni, avrebbe potuto compiere l’omicidio quando aveva 18 anni. La congettura, pur sembrando assurda, è basata su una serie di elementi che collegano i due casi.
La distruzione dei campioni di Dna ha ostacolato le indagini. Salvagni ha contestato una mossa della pm Letizia Ruggeri, che ha spostato 54 campioni di Dna, provocandone la distruzione. I campioni repertati sul corpo di Yara sono passati da meno 80 gradi a temperatura ambiente, con lo scongelamento che ha reso i reperti inutili per nuove indagini. La pm è stata indagata per frode processuale e depistaggio, e l’inchiesta è stata archiviata. Salvagni ha sottolineato che il Dna di “ignoto 1” trovato negli indumenti intimi di Yara non è quello di Bossetti, ma che si tratta solo del Dna nucleare, non del mitocondriale, che è un elemento cruciale.
Le reazioni e le critiche all’ipotesi
La criminologa Roberta Bruzzone ha respinto l’ipotesi dell’avvocato, affermando che l’assassino di Yara è già in carcere. Secondo lei, l’ipotesi avanzata da Salvagni è semplicemente fantasiosa. L’avvocato, però, continua a sostenere che il Dna trovato sul corpo di Yara non appartiene a Bossetti, ma a un altro individuo, e che la distruzione dei campioni di Dna potrebbe aver ostacolato le indagini. L’ipotesi di un serial killer, pur contestata, rimane un elemento chiave nel caso.
Il confronto del Dna potrebbe aprire nuove indagini. Salvagni ha chiesto di confrontare il Dna trovato sul corpo di Yara con quello di Moussa Sangare, l’assassino di Sharon Verzeni. L’ipotesi è che Sangare, che ha 31 anni, potrebbe aver ucciso anche Yara quando aveva 18 anni. L’avvocato ha sottolineato che il Dna mitocondriale di Yara e di una terza persona è stato trovato, ma non è stato analizzato in modo completo. La difesa di Bossetti punta ad analizzare i reperti esistenti, come gli indumenti di Yara, per verificare se ci sono altre tracce analizzabili. L’ipotesi di confrontare il Dna di Yara e Sharon Verzeni con quello di Moussa Sangare è vista come un modo per riaprire il caso e trovare la verità.
