Neagley, l’spinoff di Reacher si distingue senza il protagonista originale

Neagley, spinoff di Reacher, si distingue senza il protagonista originale, ma non raggiunge il livello della serie madre.

Neagley, l’spinoff di Reacher, si distingue senza il protagonista originale, ma non raggiunge il livello della serie madre. La prima stagione, disponibile su Prime Video, si basa su un personaggio che ha sempre avuto un ruolo marginale nella serie originale, ma che ora diventa protagonista. La serie, pur non avendo i numeri di Reacher, si presenta come un prodotto ben fatto, con una struttura narrativa chiara e una serie di episodi che si susseguono senza interruzioni. La serie si distingue per la sua capacità di mantenere un certo livello di tensione e coinvolgimento, anche se non è in grado di eguagliare la forza visiva e stilistica del personaggio originale.

Un prodotto autonomo, ma con radici forti

Neagley, interpretata da Maria Sten, è un personaggio che ha sempre avuto un ruolo secondario in Reacher, ma che ora si presenta come protagonista. La serie, prodotta da Lee Child, lo stesso autore dei romanzi da cui è nata Reacher, si presenta come un prodotto autonomo, ma con radici forti. La mancanza di un libro dedicato a Neagley ha lasciato agli sceneggiatori più libertà d’azione, permettendo loro di esplorare le caratteristiche del personaggio in modo più completo. La serie si colloca all’interno di un universo narrativo ben definito, che non permette di abbandonare il genere d’azione e di thriller, ma che offre anche la possibilità di esplorare temi nuovi e più complessi.

Un’esperienza diversa, ma non inferiore

La serie si distingue per la sua capacità di mantenere un certo livello di tensione e coinvolgimento, anche se non è in grado di eguagliare la forza visiva e stilistica del personaggio originale. La mancanza di Alan Ritchson, l’interprete di Reacher, è un elemento che pesa, ma non è sufficiente a rendere la serie inadeguata. Neagley, pur non essendo Reacher, si presenta come un prodotto ben fatto, con una serie di episodi che si susseguono senza interruzioni. La serie si colloca all’interno di un universo narrativo ben definito, che non permette di abbandonare il genere d’azione e di thriller, ma che offre anche la possibilità di esplorare temi nuovi e più complessi.

La serie si distingue anche per la sua capacità di costruire dei cattivi da odiare veramente, forse perfino più che in Reacher. La sceneggiatura è molto furba a suscitare la nostra pietà per i deboli, e contemporaneamente coltivare il nostro fastidio per i malvagi. La fobia di Neagley, che non è mai stata spiegata nei romanzi, trova una motivazione nella serie, dando al personaggio uno spessore che, nel momento in cui diventa protagonista, è quasi necessario, per lo meno nel Ventunesimo Secolo.

Un’esperienza di azione, ma non solo

Neagley non riesce a riprodurre una sua specificità che sia paragonabile a quella di Reacher. I combattimenti sanno più di già visto, e l’investigazione suona come una copia, nemmeno allo stesso livello, di quella della serie madre. Maria Sten, per brava e carismatica che sia, non riempie lo schermo allo stesso modo di Ritchson. Questo mica fa di Neagley una serie “brutta”, anzi. Gli otto episodi della prima stagione scorrono senza intoppi, e come detto si sente il desiderio di vedere i cattivi malmenati come si deve. Per una serie d’azione, di pugni che volano e frasi ad effetto, va benissimo così, il divertimento è assicurato, e siamo a posto.

Però ecco, bisogna essere consci di cosa si sta guardando. Il livello di tamarraggine rimane alto, e se vi piacciono solo i crime alla True Detective qui siamo in un campo da gioco diverso. E sapere che l’impatto a schermo di Jack Reacher è superiore. Però insomma, giusto per dircelo, perché poi lo stile è quello e si va via sereni. Perché seguire Neagley: è una buona serie action, dritta e sanguigna come la sua serie madre. Perché mollare Neagley: il mondo narrativo è lo stesso, ma il peso specifico (e pure letterale) dei due personaggi è diverso.