Lizzie Borden e la complessità della femminilità: una storia di rabbia e identità
La serie Netflix ‘Monster: The Lizzie Borden Story’ esplora la complessità della femminilità e la rabbia femminile attraverso una visione diversa.
La serie Netflix Monster: The Lizzie Borden Story si concentra sulla figura di Lizzie Borden, una donna accusata di aver ucciso i propri genitori nel 1892, ma mai condannata. La serie, che esplora la complessità della femminilità e la rabbia femminile, si distingue per un approccio che va oltre la semplice narrazione di un caso di cronaca nera. La serie si basa su una storia reale ma ricca di interpretazioni, e si propone di svelare le motivazioni e le dinamiche di una donna che, in un contesto sociale repressivo, ha potuto esprimere una forma di violenza non convenzionale.
Una visione diversa della violenza e della femminilità
La serie, diretta da Max Winkler e prodotta da Ryan Murphy, si distingue per il suo approccio non convenzionale alla narrazione. “Tutto ciò che abbiamo detto è stato attraverso il filtro di assicurarci di poter concludere l’episodio finale e, secondo le nostre ricerche, raccontare al meglio la storia di Lizzie”, ha spiegato Charlie Hunnam, che interpreta Ed Gein, un serial killer che ha ispirato la serie. La serie non si limita a ripetere la storia di un caso di cronaca nera, ma si concentra su una figura femminile che ha potuto esprimere una forma di violenza non convenzionale, in un contesto sociale in cui le donne erano considerate incapaci di tali azioni.
La serie si interroga sulle motivazioni di Lizzie Borden, cercando di comprendere il contesto in cui si è sviluppata la sua azione. “La domanda è: perché si dovrebbe raccontare una storia su diversi serial killer? E perché si dovrebbe farlo su un uomo o su una donna?” ha detto Ian Brennan, showrunner della serie. La risposta si trova nel tentativo di esplorare ciò che si trova tra il bianco e il nero, tra il giusto e l’ingiusto, tra il bene e il male. La serie si propone di svelare la complessità della femminilità e della rabbia, in un contesto in cui le donne erano considerate incapaci di tali azioni.
La rabbia femminile e le sue radici
La serie si ispira anche a figure storiche come Elizabeth Báthory e Aileen Wuornos, due donne accusate di violenza e di essere state viste come “spettacoli” nella società del loro tempo. “Lizzie Borden rappresenta una forma di rabbia femminile che è diversa da quella dei maschi”, ha spiegato Brennan. La serie si propone di esplorare questa forma di rabbia, in un contesto in cui le donne erano considerate incapaci di tali azioni.
La serie non si limita a raccontare una storia di cronaca nera, ma si propone di esplorare le dinamiche di una donna che ha potuto esprimere una forma di violenza non convenzionale. “La domanda è: perché si dovrebbe raccontare una storia su un uomo o su una donna?” ha detto Brennan. La risposta si trova nel tentativo di esplorare ciò che si trova tra il bianco e il nero, tra il giusto e l’ingiusto, tra il bene e il male. La serie si propone di svelare la complessità della femminilità e della rabbia, in un contesto in cui le donne erano considerate incapaci di tali azioni.
La serie si distingue anche per il suo approccio alla narrativa, che non si limita a ripetere la storia di un caso di cronaca nera, ma si concentra su una figura femminile che ha potuto esprimere una forma di violenza non convenzionale. La serie si propone di esplorare le motivazioni di Lizzie Borden, cercando di comprendere il contesto in cui si è sviluppata la sua azione, e di svelare la complessità della femminilità e della rabbia in un contesto sociale in cui le donne erano considerate incapaci di tali azioni.
