Annullata condanna a Maria Angioni per false dichiarazioni nel caso Denise Pipitone

Cassazione annulla condanna a ex pm Maria Angioni per false dichiarazioni nel caso Denise Pipitone

La Cassazione ha annullato la condanna a un anno di carcere inflitta a Maria Angioni, ex sostituto procuratore della Repubblica di Marsala, per il reato di false dichiarazioni al pubblico ministero nel caso Denise Pipitone. L’annullamento riguarda le decisioni del Tribunale di Marsala e della Corte d’Appello di Palermo, che avevano condannato l’ex pm per aver reso dichiarazioni false durante un’intervista in diretta su un programma televisivo. L’annullamento è avvenuto in seguito a un ricorso presentato dai difensori dell’ex pm, Stefano Giordano e Giovan Battista Lauricella, che hanno sottolineato gravi violazioni procedurali nel processo.

False dichiarazioni e contestazione del processo

Le dichiarazioni false di Maria Angioni, che avevano suscitato polemiche, riguardavano l’operato della polizia durante le indagini sulla scomparsa di Denise Pipitone, avvenuta nel 2004. L’ex pm aveva ipotizzato inadempienze da parte di alcuni agenti, tra cui l’ispettore Vincenzo Tumbiolo, accusato di errori e omissioni. Tra le accuse, era stata citata una perquisizione effettuata in un appartamento sbagliato, sebbene nella stessa palazzina dove abitava Anna Corona, madre di Jessica Pulizzi, sorellastra di Denise. Tumbiolo, però, non aveva partecipato all’operazione poiché era sospeso dal servizio.

Le dichiarazioni di Angioni sono state considerate false e dannose per la reputazione della polizia.

La Cassazione ha accolto le censure dei difensori, evidenziando violazioni processuali significative. Tra queste, i problemi riguardanti le garanzie difensive durante la fase delle dichiarazioni, la legittimità degli atti introduttivi del giudizio e i criteri di valutazione della prova. Gli avvocati hanno sottolineato che le motivazioni del ricorso sono state ritenute meritevoli di accoglimento, anche se la motivazione completa del dispositivo non è ancora disponibile.

Il processo per diffamazione si sposta a Monza

Per l’ex pm Maria Angioni, la partita giudiziaria si sposta a Monza, dove è in corso un processo per diffamazione nei confronti dell’ispettore Vincenzo Tumbiolo. La condanna iniziale a quattro mesi di reclusione era stata annullata dalla Cassazione, che ha disposto la trasmissione degli atti al tribunale di Monza. La prima udienza del processo è fissata al 16 giugno 2026.

Il processo per diffamazione è nato dall’intervento di Angioni in diretta su “Mattino Cinque”, dove aveva accusato Tumbiolo e altri colleghi di errori e omissioni. Le dichiarazioni sono state considerate dannose per la reputazione della polizia e hanno portato a un’azione legale da parte dell’ispettore. La Cassazione ha ritenuto che le dichiarazioni di Angioni fossero false e che il processo fosse costruito su basi procedurali non corrette.

Le dichiarazioni false e le accuse di depistaggio

Le tre dichiarazioni false di Maria Angioni sono state oggetto di indagine. La prima riguardava la disattivazione di una telecamera, che l’ex pm aveva riferito come fosse stata decisa a sua insaputa. In realtà, la telecamera era stata attivata su richiesta della polizia e disattivata su decisione della Procura, ufficio dell’Angioni. La seconda dichiarazione riguardava l’accusa di fughe di notizie, con la quale l’ex pm aveva raccontato di aver deciso di sottrarre l’ascolto delle intercettazioni agli agenti del commissariato di Mazara. Dalle indagini è emerso che proprio Angioni aveva restituito l’incarico di ascoltare le intercettazioni, condotta considerata poco coerente. La terza dichiarazione riguardava l’ex dirigente Antonio Sfameni, accusato di «anomalie» nell’inchiesta, circostanza smentita.

La Cassazione ha ritenuto che le dichiarazioni di Angioni fossero false e che il processo fosse costruito su basi procedurali non corrette. I difensori dell’ex pm hanno espresso soddisfazione per l’annullamento delle condanne, sottolineando che la Suprema Corte ha accolto le censure sollevate e ha rimesso in discussione il processo costruito dalla Procura della Repubblica di Marsala.