Depistaggi su Stefano Cucchi, il colonnello Sabatino assolto in Cassazione
La Corte di Cassazione ha assolto il colonnello Sabatino per depistaggi legati alla morte di Stefano Cucchi, dopo 16 anni di battaglie.
La Corte di Cassazione ha assolto il colonnello dei carabinieri Lorenzo Sabatino per i presunti depistaggi legati alla morte di Stefano Cucchi, un caso che ha segnato una lunga battaglia giudiziaria. La sentenza, arrivata dopo 16 anni di dibattimenti, ha concluso il procedimento che coinvolgeva il militare e altri carabinieri per reati come falso, favoreggiamento e omessa denuncia. La decisione ha riconosciuto la mancanza di elementi sufficienti a configurare un reato per Sabatino, annullando la condanna precedente. La famiglia di Stefano Cucchi, morto nel 2009, ha espresso sollievo e gratitudine per il risultato raggiunto.
La sentenza di Cassazione e le motivazioni
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dalla difesa del colonnello Sabatino, condividendo la posizione della procura generale. Quest’ultima aveva chiesto l’annullamento senza rinvio della condanna pronunciata in appello, sostenendo che i fatti contestati non configurassero un reato. Secondo il procuratore generale, la decisione della Corte d’Appello era caratterizzata da criticità nelle motivazioni e da passaggi giudicati incoerenti. La Suprema Corte ha ritenuto fondata questa valutazione, arrivando all’assoluzione definitiva del militare.
La famiglia di Stefano Cucchi ha espresso un commento su Facebook, in cui ha scritto: “Si chiude un capitolo. Dopo 16 anni di battaglie giudiarie, alcuni dei quali in salita per responsabilità di coloro che, con Stefano ancora da seppellire, stavano già mettendo in piedi i falsi e i depistaggi.” La famiglia ha anche sottolineato che i falsi e i depistaggi oggi sono definitivamente riconosciuti dalla Suprema Corte di Cassazione, tra condanne confermate e chi si è salvato grazie alla prescrizione.
Le condanne degli altri imputati
Per gli altri carabinieri coinvolti nel procedimento, le decisioni sono state diverse. I ricorsi presentati da Francesco Di Siano e Luca De Cian sono stati respinti, confermando le condanne a dieci mesi e a due anni e mezzo di reclusione. La Cassazione ha invece dichiarato inammissibili i ricorsi di Alessandro Casarsa, Luciano Soligo e Francesco Cavallo. Per questi ultimi, la Corte d’Appello aveva già riconosciuto che i reati contestati erano ormai prescritti.
Il risultato di oggi è merito della Procura di Roma, della serietà e dell’impegno del Pubblico ministero Giovanni Musarò e del Procuratore generale Tomaso Epidendio. E con loro, vogliamo ringraziare Cittadinanza Attiva, che in tutti questi anni è sempre rimasta al nostro fianco.
La famiglia di Stefano Cucchi ha espresso un commento su Facebook, in cui ha scritto: “Falsi e depistaggi oggi definitivamente riconosciuti dalla Suprema Corte di Cassazione, tra condanne confermate e chi si è salvato grazie alla prescrizione. Capiremo poi dalle motivazioni le ragioni di un annullamento senza rinvio, che è un fatto non così frequente. Quello che conta ora è che a nessuna di queste persone sia mai più consentito di indossare una divisa né tanto meno di fare carriera.”
La famiglia ha anche sottolineato che “Si chiude una parte della nostra vita fatta di impegno e anche tanto dolore. Siamo partiti in quattro e siamo rimasti in due. Per questo oggi il nostro pensiero va a papà Giovanni e mamma Rita, che in quelle aule di tribunale abbiamo visto ammalarsi per poi, di quella sofferenza, morire. È la nostra vittoria contro l’arroganza del potere. E la dimostrazione che era giusto crederci, nonostante il prezzo altissimo che le nostre vite hanno dovuto pagare.”
