La regista del docufilm Netflix: “Schettino sta pagando, ma c’è altro da chiarire”

La regista del docufilm Netflix sottolinea che il comandante Schettino ha pagato, ma ci sono altri aspetti da chiarire.

Regista del docufilm Netflix parla del naufragio della Concordia e di questioni irrisolte
Regista del docufilm Netflix parla del naufragio della Concordia e di questioni irrisolte

La regista del docufilm Netflix su il naufragio della Costa Concordia, Chiara Messineo, ha espresso la sua opinione sull’episodio che ha sconvolto l’Italia nel 2012. Dopo 14 anni e mezzo, il caso non è ancora chiuso, e la regista ritiene che ci siano ancora aspetti da chiarire. “Schettino sta pagando, ma c’è altro da chiarire: il timoniere, gli ascensori, il generatore di emergenza”, ha detto. La regista, che vive a Londra da più di trent’anni, ha dedicato tre anni al progetto, cercando di ricostruire la verità da una distanza fisica e temporale. Il docufilm, intitolato “Costa Concordia: incubo in mare”, è stato trasmesso da Netflix a partire dal 13 luglio 2026.

La distanza come strumento di indagine

Chiara Messineo ha spiegato che i suoi lavori sono caratterizzati da un profilo di ricostruzione di quanto accaduto, che nasce proprio dalla distanza. “Vivo a Londra da più di trent’anni, ma non perdo mai di vista che cosa accade in Italia, guardo ai fatti da una certa distanza che è sia fisica, sia temporale spesso”, ha detto. Questa prospettiva le ha permesso di approfondire il caso della Concordia, anche se la verità è già stata certificata da una sentenza. “Mi è capitato con un altro mio lavoro, Vatican Girl, sempre per Netflix, sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, che poi ha portato a nuove indagini. Ora spero accada anche per il naufragio Concordia”, ha aggiunto.

La regista ha sottolineato che non mette in discussione le responsabilità del comandante Schettino, ma ritiene che ci siano aspetti altrettanto importanti che non sono emersi nel loro reale impatto nell’epilogo tragico. “Sono convinta che ci siano aspetti, altrettanto importanti, che non sono emersi nel loro reale impatto nell’epilogo così tragico”, ha detto. Tra questi, il timoniere, che ha iniziato la manovra di avvicinamento al Giglio senza comprendere appieno gli ordini di Schettino, non conoscendo appieno la lingua inglese. “Lo stesso Schettino aveva fatto presente alla Compagnia di navigazione, prima del naufragio, che il personale non fosse formato”, ha ricordato.

Aspetti irrisolti e questioni da chiarire

Altri aspetti irrisolti riguardano gli ascensori non collaudati con il sistema nave e soprattutto il diesel generatore di emergenza, il cui malfunzionamento non è stato un aspetto irrilevante nel naufragio. “Sì, è emerso l’errore, ma è stato affermato in fase processuale che non era possibile quantificarne la portata. Oggi alla luce di nuove tecniche di investigazione sarebbe possibile invece definirne l’incidenza”, ha spiegato. La regista ha anche sottolineato che ci sono alcuni aspetti che ritengono varrebbe la pena di approfondire anche sul sistema di formazione del personale cui viene affidata la vita dei passeggeri.

Nel docufilm, la parte emotiva è forte, con il racconto dei sopravvissuti e testimonianze inediti dei terribili momenti dell’emergenza. “Sì, la parte emotiva è forte. Sono partita da questa. Dai racconti dei sopravvissuti. Ci sono testimonianze e video inediti dei terribili momenti dell’emergenza”, ha detto la regista. La sua volontà di cercare la verità, anche dopo anni, è proprio per far emergere ciò che è rimasto sommerso.