Iraq, ritiro USA. Card. Sako: “Si chiude un’epoca, ma senza riforme il Paese rischia di restare fragile”
Il ritiro Usa dall’Iraq dopo 23 anni suscita preoccupazioni del patriarca emerito Sako, che sottolinea la necessità di riforme per garantire stabilità e sovranità.
Il 2 ottobre 2026, dopo 23 anni di presenza, le forze statunitensi hanno completato il loro ritiro dall’Iraq, segnando la fine di un intervento che ha cambiato la storia del Paese. Il cardinale Louis Raphael Sako, patriarca caldeo emerito di Baghdad, ha espresso preoccupazioni su un futuro incerto per il Paese, sottolineando che senza riforme profonde e un rafforzamento della sovranità, l’Iraq rischia di restare fragile. L’intervista al Sir ha rivelato una visione critica del passato e una richiesta di cambiamenti radicali per il presente.
La sovranità come valore fondamentale
Il patriarca emerito ha ribadito che la sovranità dello Stato rappresenta un punto fondamentale per qualsiasi attività politica, economica o legata alla sicurezza. “È del tutto naturale che uno Stato forte e sovrano non possa accettare la presenza di forze straniere sul proprio territorio”, ha affermato. Secondo Sako, il ritiro americano è un passo verso il rafforzamento della sovranità irachena, ma non risolutivo. Il porporato ha sottolineato che il Paese deve affrontare interrogativi rilevanti, come il rischio di vuoti di sicurezza e politica, soprattutto considerando i conflitti ancora presenti nella regione e la presenza di altre forze armate.
Le sfide del dopo-ritiro
Il cardinale ha riconosciuto il ruolo fondamentale degli Stati Uniti nel cambiamento del regime iracheno, ma ha osservato che gli anni successivi non hanno portato a una costruzione di uno Stato istituzionale forte e stabile. “L’Iraq non è riuscito a raggiungere il livello di sicurezza e stabilità economica necessario, né a sviluppare le infrastrutur e i servizi pubblici nella misura auspicata”, ha sottolineato. La debolezza delle istituzioni ha favorito la crescita del jihadismo, permettendo a organizzazioni come al-Qaeda e l’Isis di operare e indebolire ulteriormente lo Stato.
La priorità resta il monopolio statale della forza. “È necessario innanzitutto che il possesso e l’uso delle armi siano ricondotti sotto il controllo delle istituzioni statali legittime”, ha aggiunto Sako. Parallelamente, occorre affrontare seriamente il problema della corruzione e portare avanti riforme politiche, giuridiche e costituzionali, garantendo i diritti di tutti i cittadini e di tutte le componenti della società irachena, senza discriminazioni. Il patriarca emerito ha espresso una riflessione particolarmente dolorosa sulle conseguenze degli ultimi 23 anni per la presenza cristiana nel Paese. “I cristiani dell’Iraq hanno pagato un prezzo altissimo negli ultimi decenni, soprattutto a partire dal 2003. Sono stati vittime di omicidi, rapimenti, attentati, sfollamenti forzati e attacchi contro le loro chiese”, ha detto. Le comunità di Mosul e della Piana di Ninive hanno subito un grave sfollamento forzato e hanno visto le proprie case e proprietà confiscate o occupate.
La questione non riguarda soltanto la sicurezza. “Negli anni si è registrato anche un significativo ridimensionamento della loro presenza politica e sociale”, ha spiegato Sako. Molti cristiani ritengono che la propria rappresentanza nelle istituzioni dello Stato e in Parlamento non rifletta adeguatamente la gravità delle sfide che devono affrontare. A questo si sommano problemi economici, carenza di servizi e mancanza di opportunità lavorative. “Tutto questo ha spinto un numero considerevole di cristiani a lasciare il Paese, alla ricerca di sicurezza, stabilità e di un futuro migliore per sé e per i propri figli”, ha sottolineato il porporato.
Il timore del patriarca emerito è che il fenomeno continui: “Il rischio è che l’emigrazione prosegua e che, nel lungo periodo, venga messa seriamente in pericolo la presenza storica della comunità cristiana in Iraq”. Per Sako, la vera sfida del dopo-ritiro americano sarà dunque costruire finalmente uno Stato capace di garantire uguaglianza, sicurezza e cittadinanza piena a tutti i suoi abitanti.
