Turismo montano: estate e inverno si differenziano sempre di più
L’estate in montagna non è più una stagione secondaria, ma un motore economico crescente.

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La stagione estiva in montagna sta diventando sempre più centrale per il turismo, trasformando il concetto di “bassa stagione” in una realtà superata. La domanda cresce, le temperature si mantengono elevate e la ricerca di esperienze a contatto con la natura spinge sempre più turisti a scegliere la montagna come destinazione estiva. Secondo Manuel Windegger, consulente specializzato nell’ottimizzazione delle performance di hotel e ristoranti, il turismo montano si evolve in due mercati distinti: uno invernale, legato alla neve e al turismo sportivo, e uno estivo, che si basa su una domanda diversa, più elevata e meno concentrata. L’estate, in particolare, si conferma come un periodo economico cruciale, con prezzi e servizi che si adattano a nuove esigenze.
La domanda estiva cresce e cambia
Le estati sempre più calde e la ricerca di luoghi non affollati hanno spinto molti turisti a cercare refrigerio in quota. Anche il concetto di city break si è trasformato: sempre più persone provenienti da città come Milano, Torino o Bologna scelgono di trascorrere tre o quattro giorni in montagna, anziché prenotare un volo verso una capitale europea. L’offerta turistica si è evoluta, con percorsi benessere, escursioni guidate, attività per famiglie e una proposta enogastronomica sempre più curata. La domanda non è più una questione di “voglia di andare”, ma di “esperienze di qualità” che soddisfino aspettative sempre più elevate.
La domanda c’è già, ma bisogna soddisfarla
Secondo Windegger, il problema non è la mancanza di turisti, ma la capacità di offrire servizi e prodotti che rispondano alle loro aspettative. «Oggi non serve più inventarsi qualcosa per convincere le persone a venire in montagna d’estate. La domanda c’è già. Bisogna piuttosto essere capaci di soddisfare aspettative molto più elevate», spiega. L’aumento del prezzo, se accompagnato da un’esperienza coerente, non è un problema, ma un’opportunità per creare valore percepito. Per questo motivo, il revenue management non può limitarsi a aumentare le tariffe durante i periodi di maggiore richiesta, ma deve costruire un’offerta capace di giustificare il valore percepito attraverso servizi, esperienze e attenzione ai dettagli.
Il pricing dinamico è diventato indispensabile
La stagione estiva in montagna si estende da giugno a ottobre, con settimane di altissima domanda, come Ferragosto, e periodi in cui è necessario stimolare le prenotazioni. Secondo Windegger, la gestione tariffaria deve adattarsi continuamente all’andamento del mercato. «Una logica di prezzi fissi non ha più senso. Bisogna modulare continuamente le tariffe in funzione della domanda», spiega. Alle politiche di pricing si affiancano eventi, iniziative del territorio e attività organizzate dall’hotel, come concerti in quota, mercatini, feste tradizionali e appuntamenti enogastronomici, capaci di valorizzare anche i periodi meno richiesti.
La montagna non è più solo per le vacanze
Il turismo montano sta trasformandosi in un’alternativa a molti altri settori, non solo per le vacanze. L’offerta si sta diversificando, con opportunità anche per il mercato aziendale. «Quando manca il turismo tradizionale bisogna cercare altri segmenti, come il corporate, i team building, la formazione, i ritiri aziendali oppure lo smart working. Sono tutte occasioni che permettono di distribuire meglio i flussi durante l’anno», spiega Windegger. La montagna non è più soltanto una destinazione per le vacanze, ma può trasformarsi in un luogo dove lavorare, incontrarsi e organizzare eventi professionali. Questo cambiamento richiede una gestione flessibile, una programmazione attenta e una capacità di adattarsi alle esigenze di un mercato in evoluzione.
