Washington accusa la Cina di costruire una rete globale per evadere le tariffe tramite ‘transshipment’

Washington accusa la Cina di costruire una rete globale per evadere le tariffe tramite ‘transshipment’, con un impatto stimato di 303 miliardi di dollari all’anno.

Washington accusa la Cina di evadere le tariffe tramite transshipment, con un impatto economico stimato di 303 miliardi di dollari all'anno
Washington accusa la Cina di evadere le tariffe tramite transshipment, con un impatto economico stimato di 303 miliardi di dollari all’anno

Washington accusa la Cina di costruire una rete globale per evadere le tariffe

Washington ha accusato la Cina di costruire una rete globale per evadere le tariffe attraverso il fenomeno del ‘transshipment’, un metodo che permette ai prodotti cinesi di entrare negli Stati Uniti passando attraverso paesi terzi. Secondo un rapporto del governo, questa pratica potrebbe costare al Paese fino a 303 miliardi di dollari all’anno in termini di perdite di entrate fiscali. L’obiettivo del governo è identificare e bloccare queste operazioni, che si basano su una manipolazione delle informazioni di origine e route dei prodotti.

La strategia USA mira a rendere più difficile l’evasione delle tariffe attraverso l’uso di tecnologie avanzate, come l’intelligenza artificiale, per analizzare i dati commerciali e identificare schemi sospetti. Il sistema, chiamato “Detective Border”, confronta le dichiarazioni doganali con dati più ampi, al fine di rilevare incoerenze nella provenienza e nel percorso dei beni.

Il transshipment non è illegale, ma può essere sfruttato per evadere le tariffe

Il transshipment, in sé, non è illegale. Si tratta di un fenomeno comune nel commercio internazionale, in cui un prodotto può passare attraverso diversi paesi prima di raggiungere il mercato finale. Tuttavia, il problema emerge quando i produttori manipolano i documenti, le etichette o il processo di produzione per falsificare l’origine dei beni. Questo permette loro di evitare le tariffe, che dipendono in gran parte dalla provenienza dei prodotti. La Cina ha sfruttato questa lacuna dal 2018, quando il governo USA ha introdotto tariffe su beni cinesi. Alcune aziende hanno spostato parte delle loro catene di approvvigionamento in paesi con tasse più basse, come il Vietnam o la Malaysia, per evitare le sanzioni. Questo ha reso il transshipment una nuova frontiera nella guerra economica tra USA e Cina.

La rete transshipment coinvolge oltre 40 paesi, tra cui Canada, Messico, Unione Europea, Giappone, Corea del Sud, India, Taiwan, Vietnam e Malesia. Questi paesi non vengono accusati di attività illegali, ma vengono messi in guardia sul fatto che i loro rapporti commerciali con la Cina potrebbero influenzare l’accesso al mercato USA. La politica USA mira a rendere più severi i controlli sulle origini dei prodotti, con l’introduzione di regole più rigorose per determinare l’origine effettiva dei beni. Questo potrebbe portare a un aumento dei costi di conformità per le aziende e a una maggiore incertezza per i commercianti.

La questione del transshipment solleva un dibattito più ampio: se le tariffe possano realmente modificare la struttura delle catene di approvvigionamento globale, considerando che le aziende riescono a reorganizzare i loro processi più velocemente dei governi. Per Washington, la risposta sembra essere l’introduzione di regole più severe, un maggiore controllo sui paesi terzi e l’uso di tecnologie avanzate per monitorare i flussi commerciali. La Cina rimane comunque profondamente integrata nella catena globale, anche se alcuni prodotti vengono indirettamente importati negli USA attraverso paesi terzi. Questo complica la strategia USA, che cerca di limitare l’influenza economica della Cina senza danneggiare il sistema globale di produzione.