Wall Street, quando il Dow Jones cade di più di 1.000 punti: cosa succede di solito dopo

Il Dow Jones ha subito un crollo di oltre 1.000 punti, ma la storia mostra un recupero nei mesi successivi.

Il Dow Jones crolla di oltre 1.000 punti, ma i dati storici mostrano un recupero nei mesi successivi
Il Dow Jones crolla di oltre 1.000 punti, ma i dati storici mostrano un recupero nei mesi successivi

Il Dow Jones ha subito un crollo di oltre 1.150 punti il 29 luglio 2026, un evento che si inserisce in una serie di episodi simili negli ultimi anni. Il tonfo, causato principalmente dal balzo dei prezzi del petrolio e dall’incertezza sul futuro dei tassi USA, ha messo in evidenza una tendenza ricorrente: le cadute del listino non segnano necessariamente l’inizio di una fase di forte declino, ma spesso si accompagnano a un recupero nei mesi successivi.

Un pattern storico di recupero

Analizzando i dati, emerge un pattern ricorrente: ogni volta che il Dow Jones ha perso più di 1.000 punti, il recupero ha seguito una traiettoria positiva. Nei tre mesi successivi al crollo, l’indice ha registrato un rally medio del +17%, con un incremento del +9,09% su base mediana. Questo fenomeno, osservabile in diverse occasioni, suggerisce una certa resilienza del mercato azionario USA.

La storia mostra che il Dow Jones non è mai rimasto in basso per molto tempo dopo un crollo.

Le cause dei crolli e le loro conseguenze

Il crollo del 29 luglio 2026 è stato scatenato da due fattori principali: la minaccia di Trump all’Iran, che ha spinto i prezzi del petrolio a salire del +7%, e le dichiarazioni del presidente della Fed Kevin Warsh, che hanno alimentato l’incertezza sui tassi. Questi eventi hanno creato un clima di tensione nel mercato, ma non hanno portato a una crisi duratura. Il fenomeno non è nuovo: nel 2025, il Dow Jones aveva subito un crollo di 1.679 punti il 3 aprile, due giorni dopo il Liberation Day, data in cui Trump aveva annunciato i dazi contro i partner commerciali degli Stati Uniti. Anche in quel caso, il recupero era stato significativo, con un aumento del +7,83% nei tre mesi successivi.

Un’analisi dei dati storici

Secondo una tabella riassuntiva, nei nove episodi in cui il Dow Jones ha perso più di 1.000 punti negli ultimi anni, il recupero medio è stato del +7,9%, con un incremento del +9,09% su base mediana. Questi dati indicano che, nonostante i crolli, il mercato tende a riprendersi, anche se non sempre in modo immediato.

Il 2022, ad esempio, ha visto il Dow Jones affondare quattro volte in un solo anno, a causa dell’inflazione e della guerra in Ucraina. La Fed ha dovuto alzare i tassi diverse volte, ma il mercato ha comunque mostrato una capacità di ripresa. Il 2024 ha registrato due ulteriori crolli, uno legato al peggioramento delle condizioni del mercato del lavoro USA e l’altro a causa delle dichiarazioni della Fed. In entrambi i casi, il recupero è stato significativo, confermando una tendenza di lungo periodo. Il messaggio che emerge è chiaro: i crolli del Dow Jones, pur significativi, non segnano l’inizio di una fase di forte declino, ma spesso si accompagnano a un recupero nei mesi successivi. Questo fenomeno, pur non essendo una garanzia, offre un quadro di riferimento per gli investitori e i trader.