La trattativa tra Roma e Bruxelles sul Decreto Bollette e il tetto del gas si complica

La trattativa tra Italia e UE sul Decreto Bollette e il tetto del gas si complica, con tensioni su spread e prezzi energetici.

La trattativa tra Roma e Bruxelles sul Decreto Bollette e il tetto del gas si complica, con tensioni su diversi punti chiave, tra cui il prezzo del gas e lo spread energetico. Il governo italiano, guidato dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, ha espresso la volontà di procedere a scelte nazionali, a costo di rischiare una procedura di infrazione, se necessario. La Commissione europea, invece, ha ribadito la necessità che le misure siano pienamente conformi alle norme dell’Unione.

Il prezzo del gas e il tetto del gas

Uno dei punti caldi della trattativa è il tetto convenzionale al prezzo del gas, simile al price cap introdotto in Spagna e Portogallo tra il 2022 e il 2023. Il governo italiano punta a un limite di 40 euro al megawattora, mentre Bruxelles non vuole andare sotto i 75 euro, vicini al prezzo attuale del metano sul mercato. Ergo, la misura rischia di essere poco efficace con gli attuali rincari e potrebbe avere effetti solo su aumenti ulteriori futuri. La Commissione UE ha espresso preoccupazioni per il rischio di distorsioni del mercato, sottolineando che le misure devono rispettare le norme dell’Unione. Il portavoce per la Concorrenza, Ricardo Cardoso, ha chiarito che spetta agli Stati membri decidere se sostenere un settore, ma è loro responsabilità garantire la conformità alle norme UE.

La situazione è complessa e le scelte nazionali potrebbero comportare rischi per l’Italia.

Lo spread e l’impatto sulle PMI

Un’altra questione riguarda la richiesta di un meccanismo per azzerare lo spread, l’extra costo per il gas pagato sul mercato italiano all’ingrosso rispetto al Title Transfer Facility. Normalmente si attesta sui 3 euro per megawattora, con picchi di 4 euro. L’impatto di questa situazione grava su tutto il sistema produttivo, comprese le PMI italiane, che pagano l’elettricità 3,7 miliardi in più rispetto alla media europea, soprattutto per il peso del fisco.

Le accise e gli oneri di sistema, evidenzia Confartigianato, gravano sulle bollette delle PMI il 47,4% in più che nel resto dell’UE. La crisi energetica ha avuto un impatto significativo sulle famiglie, con un aumento dei prezzi dell’elettricità e del gas del 11,4% tra febbraio e agosto 2026, con un aggravio complessivo di 1,8 miliardi di euro sulle bollette dei quasi ventisette milioni di nuclei familiari.

Le regioni più colpite sono quelle del Nord Italia, con il Lombardia in testa con un aggravio di 329 milioni di euro e un aumento dei prezzi del 12,3%. Segue il Veneto, con un costo aggiuntivo di 216 milioni a fronte del rincaro più intenso registrato tra le regioni, pari al 14,8%. La situazione preoccupa anche il settore della ceramica, che in Italia vale 7,5 miliardi di fatturato e 40mila dipendenti, con un problema di competitività rispetto a competitor stranieri.

Le PMI e le famiglie sono i principali destinatari dell’impatto economico della crisi energetica.

La Banca Centrale Europea ha confermato che, a differenza di altri Paesi dell’UE, in Italia i prezzi dell’elettricità sono ancora determinati dai prezzi del gas, a causa della mancanza di rinnovabili. Questo ha reso la situazione energetica italiana particolarmente complessa, con un carico che grava su tutta la produzione nazionale. Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha sottolineato che è meglio gestire le infrazioni che il deserto industriale, evidenziando l’importanza del Decreto Bollette. La questione del tetto del gas e dello spread rimane un tema cruciale per la stabilità economica e energetica del Paese, con un’attenzione particolare alle conseguenze per le famiglie e le imprese.