Terremoto in Giappone, padre Brambillasca: “La comunità si rimette in piedi”
Padre Brambillasca racconta la situazione dopo il terremoto in Giappone: sofferenza, danni e reazione della comunità.
Il terremoto di magnitudo 7 che ha colpito la regione di Kumamoto, in Giappone, ha lasciato un segno profondo sulla popolazione e sul territorio. Padre Ferruccio Brambillasca, missionario del Pime e parroco a Yatsushiro, ha raccontato la situazione in un’intervista a Tgcom24, sottolineando la gravità dei danni e la determinazione della comunità a reagire. La città, a una manciata di chilometri dall’epicentro, è in stato di emergenza: infrastrutture, case, templi e chiese hanno subito danni ingenti, mentre i servizi essenziali come acqua e elettricità sono ancora in fase di ripristino.
La sofferenza e la reazione della comunità
La popolazione, soprattutto anziana, vive un momento di forte tensione. Padre Brambillasca ha descritto la città come “sotto assedio”, con l’esercito che coordina le operazioni di messa in sicurezza e l’elettricità che è tornata solo ieri. L’acqua, invece, manca ancora. “La situazione è grave”, ha detto il missionario, aggiungendo che diverse case sono crollate o hanno subito danni enormi. Anche la sua chiesa, porto sicuro per un centinaio di fedeli cattolici, è stata messa a durissima prova, tanto da non poter più essere utilizzata per le celebrazioni.
La comunità si stringe e si sostiene. Dopo lo spavento iniziale, la comunità ha iniziato a reagire. Padre Brambillasca ha raccontato di aver parlato con il vescovo, che ha visto con i propri occhi la situazione e ha espresso l’idea di costruire una nuova chiesa, poiché quella attuale non sarà recuperabile. “La comunità è forte e si rimetterà in piedi anche questa volta”, ha detto il missionario, sottolineando l’importanza del sostegno reciproco. Anche la Casa dei cristiani, un luogo di ritrovo per i momenti conviviali, ha subito danni, ma sarà sistemata e utilizzata per la messa.
Un aiuto concreto e la speranza di un futuro
La parrocchia distribuisce acqua e generi alimentari di prima necessità a chi ne ha bisogno, poiché i servizi mancano e i negozi sono chiusi o con risorse limitate. “La popolazione è molto anziana e spaventata, ma forte di spirito”, ha aggiunto il padre, che ha visto la richiesta di una donna e sua figlia di poter fare una doccia in parrocchia, un gesto che indica la gravità della situazione. “Il popolo giapponese è molto riservato, ma quando chiede aiuto, vuol dire che sta soffrendo davvero”, ha commentato.
La comunità si è stretta nel momento del bisogno. Anche dall’Italia è possibile offrire un aiuto, grazie alla raccolta fondi aperta dalla diocesi di Fukuoka. “Ogni aiuto è ben accetto”, ha detto padre Brambillasca, che ha anche raccontato di aver visto un camion con la scritta “Forza Kumamoto”, un simbolo di solidarietà. La ricostruzione, però, sarà un lungo cammino: la burocrazia, il ripristino dei servizi e la stima dei danni non saranno semplici. “Ci vorrà molto tempo prima di tornare a una parvenza di normalità”, ha concluso il missionario, ma ha espresso fiducia nella capacità della comunità di reagire e di riprendersi.
