Strage di Erba: l’ultima battaglia in Cassazione per Olindo Romano e Rosa Bazzi
La Cassazione valuta il ricorso di Olindo Romano e Rosa Bazzi per la strage di Erba, dopo 19 anni di condanna a vita.

La strage di Erba, avvenuta il 11 dicembre 2006, ha causato la morte di quattro persone e ha lasciato un ferito grave, Mario Frigerio. Dopo quasi vent’anni, Olindo Romano e Rosa Bazzi, condannati all’ergastolo per i fatti, attendono la decisione della Corte di Cassazione, che domani esaminerà il loro ricorso per la revisione della sentenza. La battaglia legale, che si estende per oltre cento pagine, rappresenta l’ultima possibilità per i due imputati di dimostrare la propria innocenza.
Le prime indagini e l’arresto dei due imputati
Le prime indagini si concentrarono su Azouz Marzouk, marito di Raffaella Castagna, a causa dei suoi precedenti penali legati allo spaccio di droga. Tuttavia, questa pista fu abbandonata quando si scoprì che Azouz si trovava in Tunisia al momento dei fatti. La svolta investigativa avvenne il 8 gennaio 2007, quando le autorità fermarono Olindo Romano e Rosa Bazzi, residenti della stessa corte in cui si trovava l’appartamento in fiamme. La coppia tentò di dimostrare un alibi, sostenendo di essere stata a cena in un fast food di Como, ma lo scontrino prodotto non corrispondeva all’orario dei delitti.
Gli inquirenti raccolsero ulteriori elementi: l’accensione sospetta della lavatrice subito dopo l’incendio, tracce incongruenti sui loro indumenti e una piccola macchia di sangue maschile rinvenuta sul tappetino della loro Seat Arosa, identificata come appartenente a Mario Frigerio. Solo due giorni dopo il fermo, il 10 gennaio 2007, entrambi confessarono i delitti, confessioni poi ritrattate, pur rimanendo in carcere.
Il processo e la condanna definitiva
Il processo ebbe inizio il 29 gennaio 2008. L’accusa ricostruì una dinamica violenta e metodica: Olindo Romano e Rosa Bazzi, armati di coltello e spranga, sarebbero entrati nell’appartamento e avrebbero iniziato l’attacco con Raffaella Castagna, la prima vittima, per poi passare a Paola Galli e infine al piccolo Youssef, ucciso nel suo lettino. Nel tentativo di eliminare ogni traccia, i due avrebbero dato fuoco all’abitazione. Un grido attirò l’attenzione dei vicini, portando Valeria Cherubini e il marito Mario Frigerio a verificare la situazione; in quell’occasione, Rosa avrebbe ucciso Valeria, mentre Olindo aggredì Mario, il quale, dopo una lunga convalescenza, riuscì a riconoscere il volto dell’aggressore.
La sentenza fu emessa il 26 novembre 2008, condannando entrambi all’ergastolo. La decisione fu confermata in sede d’appello e in Cassazione. Nonostante la condanna definitiva, Olindo Romano e Rosa Bazzi hanno sempre dichiarato la loro innocenza, sottolineando numerose imprecisioni e lacune investigative.
La difesa ha messo in discussione la validità delle prove raccolte durante le indagini. La mancanza di tracce inequivocabili degli aggressori sul luogo del delitto, complicata dall’intervento dei vigili del fuoco, ha sollevato dubbi. Inoltre, la testimonianza di Mario Frigerio, inizialmente ritenuta poco affidabile, è stata successivamente rafforzata, mentre le confessioni, ritrattate, sono state indicate come “ispirate” da carabinieri e inquirenti, in relazione a una presunta debolezza mentale degli imputati.
La Cassazione dovrà valutare se vi sia stata una mancata verifica delle nuove prove. Domani, martedì, davanti alla Quinta sezione della Cassazione, si discuterà il ricorso presentato dai legali di Olindo Romano e Rosa Bazzi. Se la decisione della Cassazione dovesse confermare quella della Corte d’appello di Brescia, la condanna a vita per i due imputati diventerà definitiva, sancendo in modo irrevocabile la sentenza relativa alla strage di Erba.
