Lo slogan del fico mandorlato di San Michele Salentino: un dibattito che divide la città

Dibattito su slogan del festival del fico mandorlato a San Michele Salentino, tra polemiche e difese.

Magliette con slogan "Io amo la fica mandorlata di San Michele Salentino" in mostra durante il festival, dibattito tra politici e cittadini
Magliette con slogan "Io amo la fica mandorlata di San Michele Salentino" in mostra durante il festival, dibattito tra politici e cittadini

La polemica sullo slogan del festival del fico mandorlato di San Michele Salentino, “Io amo la fica mandorlata di San Michele Salentino”, ha acceso un dibattito politico e sociale che ha diviso opinioni e forze in consiglio comunale. L’assessora alle Pari opportunità Angela Martucci (civica di centrosinistra) ha sollevato il caso, chiedendo la rimozione delle magliette promozionali, considerate inadeguate per il contesto attuale. Al contrario, la presidente del Consiglio Marianna Matarrese (Fratelli d’Italia) ha difeso la scelta, considerandola un simbolo radicato nella cultura locale. Il dibattito ha coinvolto anche il consigliere Tonino Chirico, che ha sottolineato l’incongruenza temporale della polemica, sottolineando come il termine dialettale “fica” fosse già stato accettato a livello regionale.

Un linguaggio radicato nella tradizione

La difesa del termine dialettale “fica” è stata sostenuta anche da Pierangelo Argentieri, storico organizzatore del festival. Secondo lui, l’espressione è radicata nella tradizione locale e non ha alcun legame con l’offensività. «L’espressione indica in dialetto proprio quel frutto nell’intero Salento ed è scevra da allusioni di sorta, ma ancorata a storicità e tradizione senza la benché minima intenzione di offendere qualcuno o qualcuna», ha spiegato. L’organizzatore ha anche citato esempi simili in altre parti della Puglia, come la Festa della Fica a Diso, dove il termine è utilizzato senza problemi.

Francesco Zecchino, responsabile dell’associazione “Welcome to San Michele” e coordinatore di Forza Italia, ha respinto le accuse di sessismo, sottolineando che la maglietta è un elemento di marketing per un evento noto e non oltraggioso. La t-shirt, per quanto mi riguarda, non nasce con uno spirito sessista ma di semplice propaganda rispetto a un evento arcinoto e non c’è alcuna possibilità di revisione. Inoltre, ha sollevato dubbi sulle tempistiche dell’indignazione, chiedendosi come mai l’assessora Martucci si sia accorta solo ora del gadget, che è venduto a un prezzo modesto e con destinazione a beneficenza.

Un’offensiva di marketing o un retaggio sessista?

La polemica ha visto anche la reazione di alcuni esponenti dell’opposizione, che hanno sottolineato l’importanza di non fare uso di termini che potrebbero essere considerati offensivi, soprattutto in un contesto sociale in cui la sensibilità verso il rispetto e l’equità è crescente. Tuttavia, la maggioranza del consiglio comunale ha preferito non prendere posizione, mantenendosi in silenzio. Il dibattito, però, ha messo in luce le differenze di visione tra chi ritiene il termine dialettale un elemento di cultura e chi lo vede come un rischio per la sensibilità pubblica.

Il consigliere Tonino Chirico ha sottolineato l’incongruenza temporale della polemica, ricordando come il termine “fica” fosse già stato accettato a livello regionale. «Quando anni fa nacque questo dibattito mi dissi contrario perché secondo me era più giusto dire fico mandorlato, ma poi lo slogan provocatorio fu accettato anche sul piano regionale mentre oggi l’assessora Martucci pare cadere dalle nuvole dopo anni di sdoganamento del termine dialettale “fica”, che ritengo accettabile se posto nei giusti limiti del rispetto e senza allusione alcuna», ha affermato. Il festival è del Fico Mandorlato e le magliette sono una cosa a parte che rientra più in un aspetto collaterale di marketing a noi non parso oggigiorno, ripeto, oltraggioso.

La presidente Matarrese ha difeso la maglietta in aula, considerandola un simbolo radicato nel territorio. «È da tanti anni, da quando è nato il Festival del Fico Mandorlato, presente sul nostro territorio. Ormai è un’icona, un simbolo e io non ci vedo nulla di male», ha dichiarato, aggiungendo di indossarla personalmente senza alcun problema. Anche dai banchi dell’opposizione non sono mancati i distinguo, con alcuni esponenti che hanno espresso posizioni diverse ma non contrapposte in modo esplicito.