Rovelli e il rischio di dimenticare la pace
Carlo Rovelli critica la guerra e la pace, mettendo in discussione la posizione degli ucraini.
Nel giorno del compleanno di Vladimir Putin, Carlo Rovelli ha pubblicato un articolo sul Corriere della Sera in cui ha descritto la guerra come un evento in cui non è necessario distinguere chi invade da chi si difende. L’articolo, intitolato «Il rischio di dimenticare la pace», ha suscitato dibattiti e critiche, soprattutto per la sua visione equidistante e per l’attenzione rivolta alla Russia. Rovelli ha riconosciuto l’attacco russo come «sciagurato», ma ha anche sottolineato come la responsabilità del pericolo possa essere trasferita all’Europa, fino a definire la situazione come una «lite tra cretini». La guerra non è un conflitto tra due parti, ma un’esperienza comune di tutti.
La guerra come conflitto senza confini
Rovelli ha sottolineato come la Russia stia cercando di «evitare la perdita di controllo di un satellite», riferendosi all’Ucraina. Secondo il fisico e saggista, il paese indipendente con elezioni e un Parlamento rappresenta un possedimento che Mosca rischia di perdere. La sua analisi ha suscitato polemiche, in quanto sembra adottare il vocabolario dell’imperialismo russo per negarne l’esistenza. Inoltre, Rovelli ha sottolineato come la minaccia nucleare non richieda il primato economico, ma possa essere sufficiente per condizionare le scelte europee. La difficoltà russa a conquistare Kyjiv, ha sottolineato Rovelli, serve a ridimensionare la minaccia. Tuttavia, questa difficoltà ha una causa: la resistenza ucraina, sostenuta dalle armi occidentali. Trasformare il risultato della difesa in un argomento contro la necessità di difendersi è un capovolgimento della realtà. Rovelli ha anche sottolineato come la guerra ibrida, con operazioni clandestine, propaganda e attacchi informatici, non sia un fenomeno esclusivo della Russia, ma possa essere praticato anche da altri attori, come la NATO.
La difesa ucraina e il rischio di negazione
Rovelli ha posto una domanda retorica: «Se qualcuno è tanto candido da credere che la NATO non faccia altrettanto?» Una domanda che ha suscitato dibattiti, in quanto sembra evitare di fornire prove concrete. L’Unione europea ha attribuito alla Russia campagne di sabotaggio, attacchi alle infrastrutture e interferenze, ma il generico «lo fanno tutti» permette di archiviarli senza esaminarli. Rovelli ha sottolineato come il rischio nucleare sia reale, e che la pace fondata sul successo del ricatto atomico non porti a una soluzione duratura.
Rovelli ha anche sottolineato come un confine 10 km a Est o 10 km a Ovest abbia poco effetto sulla vita delle persone. Tuttavia, se lo spostamento decide chi ti governa, quali diritti conservi e se puoi opporti al potere, l’effetto è enorme. È facile giudicare trascurabile un confine quando a finire dall’altra parte sono gli altri. Rovelli ha invocato il discorso di John F. Kennedy sulla pace del 1963, in cui il presidente ha sottolineato che gli Stati Uniti non faranno alcun patto con l’Unione Sovietica a spese di altre nazioni e di altri popoli.
Il saggio ha concluso che la pace non può essere costruita su una contabilità delle paure in cui quelle russe obbligano tutti e quelle ucraine non obbligano nessuno. Rovelli ha sottolineato che una pace in cui l’aggredito rinuncia alla propria libertà, mentre l’aggressore conserva il potere di minacciarla, ha un beneficiario preciso. Buon compleanno, presidente Putin. Il regalo lo pagano gli ucraini.
