La lezione di Manganelli che si affievolisce: il merito e l’autonomia nella sicurezza

L’articolo esplora come la lezione di Manganelli sulla sicurezza e il merito si stia perdendo.

Un gruppo di poliziotti discute strategie di sicurezza in una stanza di comando, con mappe e dati a supporto
Un gruppo di poliziotti discute strategie di sicurezza in una stanza di comando, con mappe e dati a supporto

La lezione di Antonio Manganelli, il Capo della Polizia che nel 2007 riformò radicalmente la gestione della sicurezza in Italia, sta lentamente affievolendosi. Dopo il G8 di Genova, un evento che segnò un punto di svolta per la politica della sicurezza, Manganelli introdusse un modello basato su competenza, autonomia e dialogo. Oggi, però, il sistema sembra tornare a privilegiare l’appartenenza e l’utilità contingente, a scapito del merito e della professionalità. Questo cambiamento ha conseguenze profonde, non solo per la polizia, ma per l’intero funzionamento delle istituzioni pubbliche.

Un modello di sicurezza basato sul merito

La gestione della sicurezza in Italia ha conosciuto un’evoluzione significativa dopo il G8 di Genova. Manganelli, ex Questore di Roma, Catania e Foggia, capì che l’ordine pubblico non poteva essere gestito da chi non aveva una conoscenza approfondita dei fenomeni. La sua visione fu rivoluzionaria: la sicurezza non doveva più essere concepita come gestione dell’emergenza, ma come comprensione dei fenomeni per prevenirli e governarli con professionalità. Questo approccio, basato sulla formazione e sull’intelligenza operativa, portò a una stagione nuova, in cui la polizia recuperò autorevolezza e fiducia.

Un equilibrio tra politica e amministrazione

La lezione di Manganelli non riguarda solo la polizia, ma anche il rapporto tra politica e amministrazione. Il problema non è solo la scelta delle persone, ma il modo in cui vengono scelti i vertici delle istituzioni. Il criterio non è più la ricerca della migliore competenza, ma la funzionalità rispetto agli equilibri del sistema. Questo meccanismo, pur sembrando semplice, è pericoloso: chi viene scelto per rassicurare il sistema tende a preservarlo, rinunciando a una piena libertà nelle scelte. Il risultato è un progressivo impoverimento della classe dirigente e una riduzione dell’autonomia tecnica.

La programmazione lascia spazio all’improvvisazione. I fenomeni vengono inseguiti anziché governati. Questo non riguarda solo la sicurezza, ma anche altre aree del funzionamento dello Stato. Quando un Paese trasmette il messaggio che il merito può essere meno importante dell’appartenenza o dell’utilità contingente, produce un danno che va ben oltre la singola nomina. L’autorevolezza dello Stato nasce dalla qualità delle persone che lo rappresentano e dalla loro libertà di esercitare le proprie competenze.

Uno Stato che sceglie i migliori e li lascia esercitare con autonomia le proprie responsabilità diventa progressivamente più forte. Quando rinuncia a questa condizione, comincia lentamente a perdere il proprio futuro. La lezione di Manganelli non è solo un ricordo del passato, ma un invito a riflettere su come le istituzioni possono essere migliorate. La sicurezza, come ogni aspetto dello Stato, deve essere gestita con competenza, autonomia e merito, non con condizionamenti politici. La lezione di Manganelli ci ricorda che il successo delle istituzioni dipende non solo dalla loro struttura, ma anche dal valore delle persone che le guidano. Quando il merito viene messo da parte, lo Stato perde non solo credibilità, ma anche capacità di rispondere ai nuovi sfide. La sicurezza, come ogni aspetto dello Stato, deve essere gestita con competenza, autonomia e merito, non con condizionamenti politici.