Roma e il vivaio: una strategia a lungo termine per costruire il futuro

La Roma rafforza il settore giovanile con un nuovo assetto e un allenatore interno per creare giocatori di qualità.

Un allenatore e una struttura rinnovata gestiscono il settore giovanile della Roma per formare giocatori di qualità
Un allenatore e una struttura rinnovata gestiscono il settore giovanile della Roma per formare giocatori di qualità

La Roma ha messo in atto due mosse significative nell’estate 2026: ha affidato la guida del settore giovanile a Massimo Margiotta e ha consegnato la panchina della Primavera a Mattia Scala, un allenatore di trentadue anni cresciuto interamente dentro il club. Questi cambiamenti segnano un passo importante nella strategia del club per costruire il futuro attraverso il vivaio, un modello che i club europei più solidi hanno adottato da tempo. L’obiettivo è creare una continuità didattica tra le diverse annate, in modo che un ragazzo che passa dall’Under 16 alla Primavera non debba imparare un calcio diverso ogni dodici mesi.

Un allenatore formato in casa e una struttura rinnovata

Mattia Scala, il più giovane allenatore mai messo alla guida della Primavera giallorossa, è arrivato a Trigoria cinque anni fa e ha ricoperto quasi tutte le categorie giovanili, dall’Under 14 all’Under 18. Ha lavorato a fianco di Alberto De Rossi, l’allenatore che ha guidato la Primavera per due decenni. Questo significa che i ragazzi che troverà in rosa la prossima stagione, in buona parte, li ha già allenati. La continuità didattica è un elemento chiave per garantire una crescita costante e misurabile, con un impatto diretto sul numero di giocatori che arrivano in prima squadra.

Il vivaio come asset strategico

La Roma ha scelto di investire nel vivaio non solo per motivi tecnici, ma anche per ragioni economiche e regolamentari. Il primo motivo è contabile: un calciatore formato nel proprio vivaio entra a bilancio con un valore prossimo allo zero, e se viene ceduto, l’intero incasso diventa plusvalenza. Questo meccanismo ha permesso a diversi club italiani di chiudere bilanci difficili senza smantellare la squadra. Il secondo motivo riguarda le competizioni europee: la lista UEFA prevede una quota obbligatoria di giocatori formati localmente, e una parte di questa quota deve essere composta da ragazzi cresciuti nel club stesso.

Il terzo motivo è tecnico e meno quantificabile: un giocatore cresciuto nel club conosce l’ambiente, e in piazze ad alta pressione come Roma questo pesa. La Roma, con il calcio di Gian Piero Gasperini, ha un sistema che richiede un livello atletico e una disciplina tattica molto alti. I ragazzi che arrivano dalla Primavera in questo sistema vengono messi alla prova e possono conquistarsi un posto in prima squadra.

La riorganizzazione del settore giovanile si giudicherà su due indicatori principali: quanti ragazzi della Primavera entreranno stabilmente nelle rotazioni della prima squadra nei prossimi due anni, e quanti verranno ceduti a cifre significative senza che la squadra ne risenta. Questo è un modo per far funzionare un vivaio. Il resto, come le vittorie nel campionato Primavera o i tornei giovanili, è utile ma secondario. La Roma ha scelto di costruire il futuro attraverso il vivaio, e ora servono gli anni per verificarne l’efficacia. Con un allenatore formato in casa e una struttura rinnovata, la Roma ha dato un segnale chiaro: vuole costruire il futuro dentro casa, con giocatori che conoscono il club, il sistema e la cultura. Questo è un percorso che richiede tempo, ma potrebbe portare a risultati significativi a medio termine.