La ricina e il dubbio: un avvelenamento che non sembra un incidente
Un caso di avvelenamento con ricina in Italia, con dubbi su un doppio avvelenamento e la competenza necessaria per usarla.
Due donne, madre e figlia, sono state avvelenate con la ricina, un veleno estremamente potente, in un caso che ha suscitato molte domande e dubbi. L’episodio, avvenuto a Pietracatella, ha coinvolto Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, morte tra il 27 e il 28 dicembre all’ospedale di Campobasso. Il fratello di Antonella ha espresso il suo sconcerto, dicendo che è difficile pensare che si tratti di un incidente. Il caso ha attirato l’attenzione del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia, dove il direttore Carlo Locatelli ha spiegato come si svolge l’indagine e le complessità dell’analisi della ricina.
La ricina: un veleno difficile da identificare
La ricina, una proteina estremamente difficile da dosare e analizzare, è stata trovata nel sangue delle vittime. Locatelli ha sottolineato che non esistono precedenti analoghi nella letteratura scientifica, rendendo il caso unico al mondo. I 7 casi di intossicazione da ricino in Italia nel 2025 sono avvenuti per errore, con anamnesi che ha permesso di decontaminare le vittime e evitare l’assorbimento del veleno. «Sono sopravvissuti sia perché sono stati trattati dai medici, sia perché spesso la dose non era letale», ha concluso il direttore.
Un dubbio su un doppio avvelenamento
Nonostante le vittime siano state salvate grazie al trattamento medico, il marito di Antonella, Gianni Di Vita, è stato sottoposto a interrogatori e perquisizioni. Locatelli ha spiegato che il campione di sangue analizzato era stato mantenuto a 4 gradi, invalidandone l’attendibilità. «Anche se avesse ingerito il veleno, potrebbe essere sopravvissuto perché l’assorbimento gastrico varia da individuo a individuo», ha detto. La ricina, infatti, non richiede forza fisica, ma è un’arma subdola, difficile da usare senza competenza. Locatelli ha anche sottolineato che cercare la ricina non è come cercare il paracetamolo. «I farmaci normali sono molecole semplici, facili da analizzare. Noi abbiamo dovuto ripetere le analisi “n” volte», ha spiegato. Il lavoro è stato estremamente complicato, costoso e richiesto molto tempo. «Non ci siamo fermati finché non abbiamo trovato una risposta certa», ha concluso.
La ricina e la competenza: un’arma non alla portata di tutti
Locatelli ha anche parlato di chi usa il veleno: «Sono prevalentemente le donne, perché gli uomini utilizzano più la violenza. Il veleno non richiede forza fisica, è un’arma più subdola». Tuttavia, non è una regola assoluta, come dimostra il caso del tallio a Desio. La ricina, infatti, non si compra al supermercato o su internet, ma si estrae dalla pianta di ricino e richiede competenze e strumenti specifici. «Non è una cosa alla portata di tutti», ha concluso.
Il caso di Pietracatella ha suscitato molto interesse, tanto che gli esperti tedeschi dell’Istituto Robert Koch sono stati coinvolti nella parte analitica. «Siamo stati ben lieti di accettare un confronto scientifico», ha detto Locatelli. Il caso ha anche suscitato l’interesse per il contrasto al terrorismo, ma per il momento non si è ancora arrivati a una conclusione definitiva. Il dubbio sull’incidente rimane, e la verità potrebbe ancora emergere. Chi sa, ora dica la verità.
