Ravvedimento speciale e premi fedeltà: il governo cerca di riconciliare le partite Iva con il fisco
Il governo cerca di riconciliare le partite Iva con il fisco con nuovi incentivi e modifiche al concordato preventivo.

Il governo e le commissioni Finanze di Camera e Senato si concentrano su un tema cruciale per le circa 46 mila partite Iva che avevano aderito al primo biennio del concordato preventivo (2024-2025): il ravvedimento speciale. Questo strumento, considerato uno dei più efficaci per mantenere nel sistema i contribuenti, permette di regolarizzare la posizione fiscale anche sul periodo d’imposta precedente, con un calcolo dell’imposta sostitutiva basato sui dati storici e sugli Indici sintetici di affidabilità (Isa). L’obiettivo è spingere i contribuenti a scegliere un rapporto più stabile e trasparente con il fisco, riducendo la necessità di controlli successivi.
Un accordo per il biennio 2026-2027
Il tema è entrato nel decreto Omnibus correttivo della riforma fiscale, che dovrebbe tornare sul tavolo del Consiglio dei ministri il 4 agosto dopo i pareri parlamentari. L’obiettivo dell’esecutivo è chiudere il provvedimento entro i primi giorni di agosto, introducendo modifiche che rendano più conveniente la collaborazione preventiva con il Fisco senza rinunciare all’efficacia dei controlli. Tra le novità, il ravvedimento speciale potrebbe essere reintrodotto per chi decide di rinnovare il concordato, permettendo di estendere lo “scudo” fiscale anche al periodo d’imposta 2023.
Accanto al ravvedimento speciale, il Parlamento chiede di confermare e ampliare i cosiddetti premi fedeltà per chi rinnova il concordato. Tra le agevolazioni già anticipate, ci sono l’esonero dal visto di conformità per compensare crediti Iva fino a 100 mila euro e crediti relativi a imposte dirette e Irap fino a 70 mila euro, rimborsi Iva fino a 100 mila euro senza visto o garanzia, riduzione di due anni dei termini di accertamento e possibilità di ottenere la rateizzazione di saldi e acconti senza il pagamento degli interessi.
Un’opportunità per l’Umbria
Per l’Umbria, la stima elaborata nei mesi scorsi indica un potenziale recupero fino a circa 120 milioni di euro di base imponibile. La regione, dove oltre il 95% delle aziende appartiene alla categoria delle micro e piccole imprese, presenta un elevato livello di “fedeltà fiscale” misurato attraverso gli Indici sintetici di affidabilità (Isa). Questo tessuto economico, composto prevalentemente da attività radicate sul territorio e con rapporti consolidati con clienti e fornitori, potrebbe beneficiare in modo significativo da un rinnovo del concordato, non tanto per l’entità dei benefici economici immediati, quanto per ridurre il rischio di futuri contenziosi.
Il decreto Omnibus interviene anche sul nuovo sistema di cooperative compliance destinato alle grandi imprese. Prende infatti corpo il rinvio dal 30 settembre al 31 dicembre 2026 del termine entro cui certificare il Tax control framework, il sistema interno di gestione del rischio fiscale richiesto alle imprese che scelgono il regime di adempimento collaborativo. La proroga, richiesta dal Consiglio nazionale dei commercialisti, dovrebbe consentire verifiche più approfondite prima della certificazione.
La fedeltà fiscale dell’Umbria rappresenta un fattore chiave per il successo del concordato. L’elevato livello di affidabilità, misurato attraverso gli Indici sintetici di affidabilità (Isa), ha permesso di ottenere un recupero di base imponibile significativo. L’introduzione del ravvedimento speciale potrebbe ulteriormente rafforzare questa dinamica, offrendo un’alternativa ai controlli più invasivi. Le modifiche al concordato preventivo mirano a rendere più conveniente la collaborazione con il fisco. L’obiettivo è spingere le partite Iva a scegliere un rapporto più stabile e trasparente, riducendo la necessità di controlli successivi. L’efficacia dei controlli rimane comunque un obiettivo prioritario per lo Stato.
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