Riconoscimento facciale con l’IA, il governo accelera: dati biometrici raccolti in piazze e stadi
Il governo italiano accelera l’uso del riconoscimento facciale con l’IA, ma il Garante e l’opposizione sollevano preoccupazioni per la privacy.

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Il governo italiano accelera l’adozione del riconoscimento facciale con l’intelligenza artificiale, introducendo un decreto che permette alle forze di polizia di acquisire dati biometrici in piazze, stadi e luoghi di manifestazioni. L’obiettivo è migliorare la sicurezza, ma il provvedimento suscita polemiche per la tutela della privacy e la conformità al regolamento europeo. I dati, raccolti in modo preventivo, vengono conservati per sette giorni in un archivio locale e possono essere utilizzati in caso di indagini. La norma, in dirittura d’arrivo in commissione Politiche europee al Senato, prevede l’autorizzazione di un’autorità giudiziaria designata dal questore, ma non risponde pienamente alle richieste dell’Unione europea.
La raccolta preventiva di dati biometrici suscita preoccupazioni
Secondo il Garante per la protezione dei dati personali, il trattamento automatizzato e generalizzato dei dati biometrici delle persone che accedono a luoghi o eventi pubblici non è coerente con le norme disegnate da Bruxelles. L’AI Act europeo del 2024, infatti, riserva il riconoscimento facciale ex post a ricerche mirate, non a un uso preventivo e generalizzato. Il decreto del governo Meloni, che amplia i poteri di polizia, prevede la raccolta preventiva di dati biometrici, un aspetto che suscita non poche critiche. Si ammette la costituzione di un archivio di volti, orari e luoghi costruito in via anticipatoria su una platea indifferenziata di cittadini che non sono sospettati di alcunché.
Le opposizioni denunciano un rischio di profilazione di massa
Le opposizioni e i partiti di sinistra, come Avs e il Partito Democratico, hanno espresso preoccupazioni per il rischio di profilazione di massa. «Si aprono questioni gravissime per la tutela delle libertà fondamentali», ha affermato Angelo Bonelli, co-leader di Avs, bollando il provvedimento come «inaccettabile». Il dem Filippo Sensi e il pentastellato Pietro Lorefice hanno accusato il governo di procedere verso un «altro mattoncino dello Stato di polizia». Il presidente della commissione Politiche UE del Senato, Giulio Terzi di Sant’Agata, ha assicurato che il decreto si conforma all’impianto dell’AI Act, ma non ha placato le critiche. L’opposizione sostiene che il parlamento è ridotto a «mera formalità».
Il decreto, pur recependo i principi fondamentali dell’AI Act, prevede due norme che si discostano dal dettato UE. La prima riguarda l’autorizzazione per l’uso dei dati biometrici in casi urgenti, senza il coinvolgimento di un giudice. La seconda permette l’integrazione dei sistemi di videosorveglianza con tecnologie di riconoscimento facciale a posteriori, un aspetto che non è contemplato nel regolamento europeo. Il Garante ha chiesto di rafforzare le garanzie su supervisione umana e coinvolgimento negli spazi di sperimentazione, ma non ha espresso un giudizio definitivo sul provvedimento.
La polemica si intensifica anche per il fatto che il decreto permette la raccolta preventiva di dati biometrici, un aspetto che non è previsto nel regolamento europeo. «La raccolta preventiva di dati biometrici è incompatibile con il regolamento europeo», ha sottolineato un dossier presentato dagli uffici legislativi delle opposizioni a Palazzo Madama. L’obiettivo del governo è migliorare la sicurezza, ma il rischio di violazione della privacy e di un uso non conforme alle norme europee rimane un tema di forte dibattito. Il provvedimento, se approvato, potrebbe segnare un passo significativo verso l’uso dell’IA nella sicurezza pubblica, ma con conseguenze non ancora del tutto chiare per i diritti dei cittadini.
