Permafrost in rapido disgelo, emissioni di carbonio potrebbero aumentare del 202%. Gli esperti spiegano i rischi

Il permafrost si scioglie più velocemente, aumentando le emissioni di gas serra. Gli esperti parlano di impatto globale e rischi climatici.

Permafrost in rapido disgelo, emissioni di gas serra aumentano. Soggetti: scienziati, esperti. Azione: scioglimento del terreno ghiacciato
Permafrost in rapido disgelo, emissioni di gas serra aumentano. Soggetti: scienziati, esperti. Azione: scioglimento del terreno ghiacciato

Il permafrost, il terreno ghiacciato che caratterizza le regioni artiche e subartiche, sta sciogliendosi più velocemente a causa del riscaldamento globale. Secondo uno studio pubblicato su Nature, le emissioni di carbonio associate al disgelo potrebbero aumentare del 202%, un incremento che potrebbe influenzare il clima globale e le decisioni politiche per la mitigazione del cambiamento climatico. Gli esperti sottolineano come il processo di scioglimento del permafrost non solo rilasci gas serra, ma possa anche accelerare ulteriormente il riscaldamento del pianeta, creando una retroazione positiva che rende il problema sempre più complesso.

Il permafrost e il suo impatto climatico

Il permafrost, un gigantesco serbatoio di carbonio, ha per migliaia di anni mantenuto il suo ghiaccio intrappolato grazie alle basse temperature. Tuttavia, con il riscaldamento globale, la sua temperatura aumenta di un grado Celsius ogni decennio, rendendolo progressivamente più vulnerabile al disgelo. Questo processo, se non controllato, potrebbe liberare grandi quantità di anidride carbonica (CO₂) e metano (CH₄), due dei principali gas serra responsabili del riscaldamento globale. Il rilascio di questi gas potrebbe accelerare il calore nel sistema climatico, creando un ciclo di feedback che rende il problema sempre più urgente.

Le simulazioni e i nuovi modelli climatici

Uno dei fenomeni osservati è l’ispessimento dello “strato attivo”, il livello di terreno che si scongela durante l’estate e ricongela in inverno. Secondo le simulazioni degli scienziati, entro il 2100 potrebbe andare perduto tra il 24% e il 69% del permafrost superficiale. Tuttavia, il quadro è ulteriormente complesso grazie a fenomeni come il disgelo improvviso, che può provocare cedimenti e collassi del terreno, favorendo l’erosione e la liberazione di grandi quantità di carbonio in tempi molto più rapidi. Questi processi, finora poco rappresentati nei modelli climatici, potrebbero alterare drasticamente le previsioni sulle emissioni di gas serra.

Per affrontare questa criticità, gli esperti hanno sviluppato un nuovo modello climatico, denominato Oscar, in grado di integrare il disgelo graduale, il disgelo improvviso e gli effetti degli incendi boschivi. Le simulazioni ottenute con questo modello mostrano un aumento delle emissioni cumulative tra il 185% e il 202% rispetto ai modelli precedenti. Il disgelo improvviso contribuisce a circa il 30-34% delle emissioni cumulative, mentre i processi collegati agli incendi rappresentano circa il 33-38%. Questi dati mettono in luce l’importanza di un approccio più completo e preciso per valutare l’impatto del permafrost sul clima globale.

Le conseguenze per il futuro climatico

Le stime elaborate dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) risultano mediamente inferiori rispetto a quelle ottenute dalle nuove simulazioni. Questo significa che il disgelo del permafrost potrebbe rappresentare una vera e propria eredità climatica, con impatti irreversibili sui paesaggi artici e sul sistema terrestre. Il rilascio di carbonio potrebbe influenzare non solo il clima dell’Artico, ma anche la capacità del pianeta di limitare il cambiamento climatico.

Per questo motivo, gli esperti sottolineano l’importanza di ridurre con urgenza le emissioni globali di gas serra. “Più si riuscirà a contenere il riscaldamento del pianeta, minore sarà la quantità di carbonio che il permafrost rilascerà nell’atmosfera”, dichiara Pietro Boniciolli, esperto in gestione sostenibile dell’ambiente montano. Le trasformazioni in corso in queste regioni influenzano direttamente la capacità dell’intero pianeta di limitare il cambiamento climatico e rappresentano una delle sfide più importanti per le politiche ambientali dei prossimi decenni.