Padre Gusmeroli racconta la guerra e i progetti di speranza in Centrafrica

Missionario italiano in Centrafrica racconta trauma guerra, pozzi in costruzione e scuola tecnica per i giovani

Padre Beniamino Gusmeroli, missionario del Sacro Cuore di Betharram, racconta la situazione drammatica del Centrafrica, un Paese segnato da conflitti, povertà e instabilità, ma anche da iniziative di speranza. Dalla periferia estrema di Bangui, il missionario italiano vive in mezzo alla gente, tra le difficoltà quotidiane e i progetti di costruzione. Da prima dell’estate ad oggi, non si è mai fermato, continuando a lavorare per la popolazione, sempre in bilico tra le sfide e le opportunità.

La guerra e la vita quotidiana

Il Centrafrica, pur cercando di rilanciare il dialogo sul disarmo, vive un periodo di tensioni e instabilità. La popolazione ha visto un continuo susseguirsi di colpi di Stato, ammutinamenti, ribellioni e violenze di ogni genere. Il trauma della guerra si sente nel volto e negli occhi dei bambini, che spesso portano con sé piccoli oggetti da vendere, come frutta o bigné fritti. La strada del quartiere in cui vive il missionario è una pista fangosa e piena di buche, che rende difficile anche il passaggio delle jeep. La gente, fuggita dalle zone di guerra, cerca sicurezza, ma la pace non è ancora arrivata.

La vita dei missionari è in continuo movimento: tra l’Eucaristia e la costruzione di pozzi, tra le emergenze di ogni tipo e il lavoro fisico, tra la preghiera e la necessità di garantire acqua, cibo e cure. I prezzi dei medicinali sono proibitivi: “La visita medica si paga, se devi essere ospedalizzato bisogna che paghi. Tanti, troppi non possono permettersi le cure”, spiega il missionario. La salute è un lusso raro, e la malattia può portare a guai gravi.

Progetti di speranza e aiuto concreto

Nonostante le sfide, la Chiesa missionaria c’è e dove arriva fa “miracoli”. Padre Gusmeroli racconta di pozzi in costruzione, di scavi per l’acqua, di sacchi di riso e zucchero distribuiti. “Oggi ultimiamo i lavori al pozzo numero due a Bobassa: stanno già infilando i tubi! E le pompe presto funzioneranno”, spiega. Anche la scuola tecnica, il suo sogno nel cassetto, è un progetto concreto che cerca di offrire ai giovani un futuro. “Il mio sogno? Una scuola tecnica che prepari a un mestiere”, dice, sottolineando l’importanza di un’istruzione che possa aiutare i ragazzi a costruirsi una vita.

La vita dei missionari e dei volontari è in continuo movimento: tra l’Eucaristia e la costruzione di pozzi, tra le emergenze di ogni tipo e il lavoro fisico, tra la preghiera e la necessità di garantire acqua, cibo e cure. La strada, in questo quartiere della periferia estrema di Bangui, è “una pista fangosa e piena di buche che rende difficile anche il passaggio delle jeep”. Il quartiere a sud-ovest si è formato in seguito allo sfollamento della popolazione dalle zone di guerra. La gente era in cerca di sicurezza, ma la pace non è ancora arrivata.

Il Centrafrica, pur attraversando una fase delicata, non manca di iniziative positive. La Chiesa missionaria, con la sua presenza e la sua azione, continua a fare la differenza, anche se la strada è lunga e le sfide sono molte. Padre Gusmeroli, con la sua dedizione e la sua capacità di ascoltare, rappresenta un esempio di come la speranza possa nascere anche in mezzo alla guerra e alla povertà.