Come orientare gli investimenti nell’innovazione per creare valore nel lungo periodo

Gli investitori devono comprendere le fasi dell’innovazione per prendere decisioni informate.

Investire nell’innovazione richiede una visione strategica e una gestione attenta del rischio, soprattutto per chi mira a creare valore nel lungo periodo. Per gli investitori pazienti, l’innovazione non è solo un tema da monitorare, ma una mappa complessa composta da quattro fasi: invenzione, innovazione, adozione e diffusione sistemica. Ogni fase presenta un profilo diverso di rischio, rendimento, liquidità, governance e orizzonte temporale. La domanda rilevante non è soltanto se un investimento sia innovativo, ma quale funzione svolga nel ciclo del cambiamento economico.

Una lente per investitori di lungo periodo

Per gli investitori che mirano a lungo termine, l’innovazione deve essere interpretata come una mappa con fasi ben definite. L’invenzione richiede capitali che possano accettare esiti incerti e ritorni indiretti, mentre l’innovazione è spesso dominata da narrazioni forti e rischi di eccesso. L’adozione è il momento in cui si definiscono standard, margini e vincitori, e la diffusione sistemica trasforma la tecnologia in infrastruttura stabile, ma esposta a rischi regolatori, geopolitici e di sostituzione. La maggior parte dei portafogli istituzionali è naturalmente sbilanciata verso la parte destra di questa curva. È una conseguenza comprensibile di vincoli regolamentari, esigenze di liquidità e necessità di rendicontazione. Tuttavia, questa prudenza può diventare una concentrazione inconsapevole. Esporsi solo a innovazioni già diventate infrastrutture significa spesso acquistare crescita quando gran parte del valore è stato già prezzato, mentre aumentano i rischi di regolazione, saturazione competitiva e disruption da parte dell’ondata tecnologica successiva.

La domanda rilevante non è soltanto se un investimento sia innovativo, ma quale funzione svolga nel ciclo del cambiamento economico.

I dati confermano il ruolo del capitale privato

I dati macroeconomici confermano che il tema è strutturale. Nell’area Ocse, la spesa in ricerca e sviluppo è cresciuta del 2,4% in termini reali nel 2023, in rallentamento rispetto al 3,6% del 2022, mentre la componente business rappresenta ormai il 74% della spesa complessiva, contro il 66% del 2010. Questo significa che l’innovazione è sempre più guidata da decisioni di capitale privato e da logiche di mercato, non solo da programmi pubblici o accademici.

Anche in Europa la dimensione è rilevante: nel 2024 la spesa in R&S dei Paesi UE ha raggiunto quota 403 miliardi di euro, pari al 2,24% del Pil. È un livello significativo, ma ancora insufficiente se confrontato con l’ambizione di competere nelle tecnologie strategiche e ridurre dipendenze esterne. La traiettoria globale, inoltre, mostra segnali di rallentamento: secondo il Global Innovation Index, la crescita della R&S mondiale è scesa al 2,9% nel 2024 ed è prevista al 2,3% nel 2025, il ritmo più debole da oltre un decennio.

La qualità dell’allocazione conta almeno quanto la quantità.

La prudenza istituzionale non può più coincidere con la distanza dall’innovazione fino a quando questa non appare “sicura”. Su orizzonti di venti o trent’anni, il rischio non è solo subire volatilità nel breve periodo, ma anche quello di ritrovarsi con troppo capitale ancorato a settori, infrastrutture e modelli destinati a perdere centralità nell’economia futura. Una prudenza più moderna implica la capacità di abitare consapevolmente la curva.

In alcune aree il capitale può agire da costruttore di infrastrutture: reti, data center, impianti energetici, logistica, piattaforme sanitarie. In altre può assumere il ruolo di abilitatore del cambio di paradigma, finanziando la convivenza fra vecchi e nuovi sistemi. In altre ancora deve evitare di diventare semplice amplificatore di mode, entrando nelle fasi di massimo entusiasmo quando il rapporto tra capitale impiegato e valore economico reale è più fragile. Finanziare innovazione non significa inseguire il futuro a qualsiasi prezzo: significa scegliere in modo deliberato quale parte del futuro si intende sostenere, e con quale disciplina.